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Fondi Ue malati di burocrazia

del 23/07/2013
di: di Francesco Cerisano
Fondi Ue malati di burocrazia
Fondi strutturali europei malati di burocrazia. Un bando regionale impiega almeno un anno e mezzo per essere aggiudicato. E, indipendentemente dal valore dei progetti, ci sono almeno 300 passaggi burocratici a cui non si può scappare. Anche se si vuole spendere un solo euro di fondi comunitari. Quando poi tutto fila liscio e i soldi vengono spesi ci pensa il patto di stabilità dei comuni a complicare le cose.

La conseguenza è che il tempo passa e il rischio di lasciare per strada soldi preziosi, soprattutto in periodi di crisi, diventa quasi una certezza. L'Italia ha ancora in pancia 30 miliardi di fondi da spendere entro la fine del 2015, a cui se ne aggiungeranno presto altri 60 relativi al prossimo ciclo di programmazione (2014-2020). Una cifra enorme che difficilmente potrà essere spesa, nonostante gli sforzi compiuti negli ultimi anni dal ministero per la coesione territoriale. Gli interventi di Fabrizio Barca prima e di Carlo Trigilia poi hanno fatto crescere la capacità di spesa complessiva del nostro paese dal 15 al 40%, ma molto deve essere ancora fatto se non si vorrà dire addio ad almeno 5 miliardi di finanziamenti.

E se le regioni non brillano per efficienza, anche lo stato centrale non fa meglio, come dimostrano le elaborazioni della Fondazione Ifel sui dati OpenCoesione aggiornati al 30 aprile 2013. Se si considerano insieme i bandi destinati alle regioni dell'Obiettivo Convergenza (Sud) e a quelle del Centro-Nord (Obiettivo Competitività), su circa 53 mila progetti, i governatori hanno speso poco più di 9 miliardi di euro su 20 di fondi impegnati, pari al 44,6%. Se dai Programmi operativi regionali si passa ad analizzare quelli nazionali (Pon) e interregionali (Poin), la fotografia dello stato di avanzamento finanziario dei progetti è quasi la stessa: 42,4% (3,9 miliardi spesi su 9,3 di fondi impegnati). Anche se, andando ad analizzare le singole performance, la situazione è tutt'altro che omogenea. Nel turismo per esempio è stato speso il 70% della cifra impegnata e sono pochissimi i progetti non avviati (0,3%). Lo stesso dicasi per i fondi per istruzione e governance. Discorso inverso, invece, per i fondi destinati alle energie rinnovabili, alla mobilità e alla sicurezza. Qui la percentuale di progetti rimasti in soffitta tocca nella migliore delle ipotesi il 18%, fino ad arrivare al 67% per il Pon sicurezza. Complessivamente però nella classifica dei progetti fermi al punto di partenza, lo stato fa meglio delle regioni: 4% contro il 12%. Ma molto spesso la responsabilità non è dei governatori quanto delle regole di contabilità nazionali che sovraintendono al meccanismo del patto di stabilità. E così capita, per esempio, che i fondi erogati dalla regione a un comune capofila non possano da questo essere girati agli altri enti beneficiari del progetto per i vincoli del Patto. Ma accade anche che molti progetti locali siano bloccati perché le regioni chiedono ai municipi un certo livello di confinanziamento che però i sindaci non possono permettersi perché il Patto blocca soprattutto la spesa per investimenti.

La conseguenza, allora, è che i fondi di Bruxelles finiscono per disperdersi in mille rivoli invece di concentrarsi su pochi, importanti progetti. E lo dimostrano i numeri. Il 77% degli interventi complessivi ha un valore medio di 150 mila euro, mentre l'11% dei progetti che vedono come beneficiarie le imprese vale intorno ai 5.000 euro (in pratica il costo di un paio di computer e scrivanie). Come evitare questa dispersione? Trigilia, in audizione alla camera (su input del deputato Pd Angelo Rughetti) ha rilanciato l'idea di un'Authority di gestione dei fondi Ue (non necessariamente «centrale», ha precisato il ministro, «però nazionale, cioè che ribadisca l'importanza per lo sviluppo di tutto il paese dell'utilizzo di questi fondi»). Ma ha anche ribadito «l'esigenza di una forte selezione e concentrazione degli obiettivi». Una mission che ha accomunato tutti i ministri per la coesione territoriale degli ultimi anni.

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