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Province svuotate e a costo zero

del 20/07/2013
di: di Francesco Cerisano
Province svuotate e a costo zero
Svuotate di poteri, non elette direttamente dai cittadini (ma dai sindaci con voto ponderato, ossia proporzionale all'importanza del comune che guidano) e soprattutto a costo zero. È questa la lenta agonia a cui andranno incontro le province in attesa di scomparire del tutto per effetto della riforma costituzionale recentemente approvata dal governo Letta. Delle competenze gestite oggi agli enti di secondo livello resterà ben poco: solo la pianificazione in materia di territorio, trasporto pubblico e scuola. Nelle grandi città invece la musica sarà diversa. Perché dal 1° gennaio 2014 (almeno sulla carta) debutteranno le città metropolitane che si occuperanno un po' di tutto. Dalla pianificazione territoriale alle infrastrutture, dai servizi pubblici alla mobilità, dallo sviluppo economico alla promozione turistica. È questa la nuova architettura istituzionale italiana messa a punto dal ministro per gli affari regionali Graziano Delrio e prossima ad approdare sul tavolo del consiglio dei ministri.

Per il momento si tratta solo di una bozza, suscettibile peraltro di aggiustamenti alla luce delle motivazioni con cui la Consulta ha bocciato il riordino delle province tentato dal governo Monti (si veda altro pezzo in pagina). Ma dallo schema di provvedimento che ItaliaOggi è in grado di anticipare, emergono già alcuni orientamenti destinati a far discutere. A cominciare proprio dalla costituzione «in due tempi» delle città metropolitane che, grazie a un iter molto semplificato, potranno debuttare già dall'anno prossimo confermando dunque la scadenza fissata dal governo Monti. Anche le città metropolitane non saranno elette direttamente dai cittadini e in più correranno il forte rischio di essere monopolizzate dai comuni capoluoghi, visto che in attesa dell'entrata in vigore a regime della riforma, sarà il sindaco del capoluogo a guidare di diritto il nuovo ente. Poi dal 2017 il sindaco metropolitano potrà essere eletto a suffragio universale. A Torino, Milano, Venezia, Bologna, Firenze, Bari, Napoli e Reggio Calabria i nuovi enti subentreranno alle province quando queste andranno a scadenza (nelle province di Genova e Roma, attualmente commissariate, le città metropolitane partiranno a tutti gli effetti il 1° giugno 2014, ndr). Ma non è esclusa nemmeno l'ipotesi di una convivenza tra i due enti. Questo accadrà se entro il 28 febbraio almeno un terzo dei comuni di una città metropolitana chiederà (con delibera del consiglio a maggioranza assoluta) di non farne parte. In questo caso la provincia sopravviverà con nuovi confini, ossia limitati ai comuni che l'hanno preferita alla città metropolitana.

Al di fuori di questa ipotesi, la regola generale sarà che le città metropolitane coincideranno con le province omonime (le circoscrizioni potranno essere cambiate successivamente per iniziativa dei comuni). Sotto la guida del sindaco del capoluogo (che non sarà pagato per questo ulteriore incarico) le città metropolitane saranno gestite da un consiglio e da una conferenza. Nel primo siederanno (sempre a titolo gratuito) solo i sindaci dei comuni con più di 15 mila abitanti ricompresi nel territorio del nuovo ente. Oltre a costoro faranno parte del consiglio anche i rappresentanti delle unioni dei comuni della provincia o dei comuni in convenzione. La conferenza metropolitana sarà invece l'assemblea di tutti i sindaci appartenenti al nuovo ente. Tra i suoi compiti l'approvazione dello statuto che sarà predisposto dal consiglio.

Gli organi delle nuove province. Trasformate in enti di secondo livello e spogliate delle attuali giunte, le nuove province saranno rette da un presidente, eletto dai sindaci, dal consiglio provinciale e dall'assemblea dei sindaci. Nel consiglio siederanno solo i sindaci dei comuni con più di 15 mila abitanti e i rappresentanti delle unioni. Dell'assemblea faranno parte tutti i sindaci della provincia. Il presidente sarà eletto dai sindaci in carica attraverso un sistema di voto ponderato. Partendo dal voto del sindaco del comune più piccolo che varrà uno, verrà attribuito peso via via crescente ai voti degli altri sindaci in modo proporzionale alla popolazione dei rispettivi comuni. Gli attuali organi provinciali in carica alla data di entrata in vigore della riforma (compresi i commissari) saranno prorogati fino all'insediamento del nuovo presidente e del nuovo consiglio.

La città metropolitana di Roma. Dal 1° gennaio 2014 il comune di Roma Capitale assumerà «natura giuridica e funzioni» di città metropolitana. Nascerà così la Città metropolitana di Roma Capitale.

Unioni di comuni. I piccoli comuni saranno obbligati a mettersi insieme per gestire le funzioni fondamentali. Non solo per ricevere benefici fiscali e l'accesso prioritario ai contributi. Ma soprattutto perché i comuni che daranno vita a un'unione saranno esonerati dal patto di stabilità come oggi accade solo ai comuni con meno di 1.000 abitanti.

Anche le Unioni saranno enti di secondo livello con un presidente che verrà eletto con voto ponderato dal consiglio dell'Unione, composto dai sindaci dei comuni aderenti più due consiglieri per ciascun ente (di cui uno dell'opposizione). Il consiglio sarà affiancato dall'assemblea che avrà funzione consultiva.

Sulla città metropolitana, Milano si porta avanti. Quale che sia la decisione definitiva del governo in materia di città metropolitane, Milano è pronta a partire. E da settembre avvierà quattro tavoli di lavoro (su trasporti e mobilità, ambiente e servizi di ambito metropolitano, pianificazione urbanistica e sviluppo economico e sociale) per far partire il confronto con i comuni dell'area metropolitana milanese. La proposta è stata annunciata ieri dall'assessore all'area metropolitana Daniela Benelli nel corso della prima assemblea dei sindaci tenutasi a palazzo Marino alla presenza del sindaco Giuliano Pisapia e del presidente della provincia Guido Podestà.

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