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Contratti sale & sale back non sono sinonimo di frode

del 20/07/2013
di: Vincenzo Cristiano
Contratti sale & sale back non sono sinonimo di frode
Non tutti i contratti di «sale & sale back» sono in odore di frode. Con sentenza 3 giugno 2013, n. 67, la Commissione tributaria regionale di Bari stabilisce che l'operazione c.d. sale & sale back non costituisce automaticamente un meccanismo di natura fraudolenta. Ripercorrendo il caso in controversia, la transazione commerciale si snodava in tre fasi: nella prima, un imprenditore agricolo (A) vendeva il proprio macchinario agricolo usato a una società (sempre nazionale, B) per un prezzo concordato, oltre Iva al 20%; seconda fase, la società B rivendeva, a breve distanza di tempo, il macchinario alla società C per lo stesso importo, più Iva (equivalenza di valore); terza fase, la società C rivendeva il predetto bene strumentale allo stesso imprenditore agricolo (A) per il medesimo corrispettivo, oltre Iva, aumentato di spese istruttorie e interessi che formavano oggetto di autonoma fattura. Utile evidenziare che l'intera operazione beneficiava del finanziamento agevolato ex legge Sabatini, con cui l'imprenditore agricolo (A), attraverso step successivi, in cui operavano la società C e l'Ente erogatore, si procurava denaro beneficiando delle agevolazioni creditizie. A giudizio dei giudici di secondo grado non emerge dallo schema triangolare esposto alcuna frode fiscale commessa dagli imprenditori agricoli. Emerge, invece, attesa la regolarità contabile della struttura, un disegno finalizzato a conseguire vantaggi di natura puramente finanziaria. Le conclusioni della Commissione appaiono ineccepibili, non soltanto per i richiami giurisprudenziali nazionali (cfr. sentenza n. 23074 del 14/12/2012) e comunitari (cfr. causa n. C-285/11 del 6 dicembre 2012, causa n. C-642/3/11 del 31 gennaio 2013), e quindi sul teorema della consapevolezza o meno della frode in capo al cessionario/committente, ma anche e soprattutto per il richiamo al principio della «neutralità fiscale» ai fini Iva, che permette all'operatore di neutralizzare l'imposta assolta sugli acquisti detraendola dall'imposta incassata sulle vendite. In tal modo, per il soggetto passivo, l'Iva diviene «semplicemente una partita di giro, o, al massimo un leggero aggravio di tipo finanziario, ma mai un costo».

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