L'analisi, presentata ieri a Roma dall'istituto nel corso della tavola rotonda dal titolo «Il futuro alla portata delle nostre tasche. Il valore della moneta elettronica per la crescita dell'Italia», ha evidenziato inoltre che riducendo di 15 euro ogni prelievo agli sportelli Atm, il volume dell'economia sommersa in Italia diminuirebbe di oltre 23 mld di euro l'anno, con un recupero di evasione fiscale pari a circa 10 mld. Di conseguenza, per effetto sia di una variazione contestuale di 10 milioni di carte di pagamento in più e 15 euro di singolo prelievo medio in meno presso i bancomat si registrerebbe un recupero dell'evasione fiscale di 15 miliardi l'anno.
Secondo l'I-Com, l'incentivo all'utilizzo di strumenti di pagamento elettronici e la sostituzione del contante devono rappresentare un obiettivo cui la Comunità europea deve tendere in vista della direttiva, attesa entro fine luglio, che regolamenterà le commissioni interbancarie (Mif, interchange fee) applicate sulle carte di credito e di debito, riducendole o addirittura azzerandole. Gli effetti della diminuzione delle Mif decisa negli anni passati in Stati Uniti, Australia e Spagna, infatti, hanno avuto esiti diversi: ci si aspettava una maggiore penetrazione della moneta elettronica e un calo dei prezzi. Viceversa, si è registrato un aumento dei costi per i possessori delle carte. «Occorre ripensare alle politiche di intervento sul mercato delle carte di pagamento, approfondendo per esempio la strada della defiscalizzazione dei pagamenti in modalità elettronica già percorsa con successo da altre nazioni, che si sono così assicurate l'appoggio degli stessi consumatori», ha commentato il presidente I-Com, Stefano da Empoli.
