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Fondo garanzia alle professioni

del 19/07/2013
di: di Simona D'Alessio
Fondo garanzia alle professioni
Le maglie del Fondo centrale di garanzia per le piccole e medie imprese (strumento di sostegno prezioso, in tempo di crisi) si allargano ai professionisti. A prevedere l'estensione dello strumento di crescita finanziaria è un emendamento dei relatori al decreto del Fare (69/2013), Francesco Boccia del Pd e Francesco Paolo Sisto del Pdl, in votazione nelle commissioni affari costituzionali e bilancio di Montecitorio. L'iniziativa legislativa, che ricalca un'idea del Colap, il Coordinamento delle libere professioni, recherebbe vantaggi all'intero sistema professionale (ordinistico e non), giacché il Fondo, (che è stato istituito con la legge 662/96, ma è effettivamente operativo dal 2000, ndr), agevola l'accesso alle risorse delle pmi, mediante la concessione di una garanzia pubblica che si affianca, e spesso si sostituisce, a quelle reali delle aziende, dando così una concreta possibilità di ottenere i finanziamenti necessari allo sviluppo dell'attività. Niente da fare, invece, per lo stop all'uso del fax per le comunicazioni nella pubblica amministrazione: ministeri, enti locali e altri organismi continueranno a ricorrere a un mezzo di trasmissione dei dati un po' obsoleto, poiché è stata ritirata (poco prima che venisse approvata, quando aveva ricevuto già il parere favorevole dei relatori) la proposta di modifica di un gruppo di parlamentari del centrosinistra che ne vietava l'utilizzo, in favore della comunicazione digitale; il testo, che sarebbe entrato nel capitolo del provvedimento governativo dedicato all'implementazione dell'Agenda digitale, istituita nel marzo 2012 e ancora non entrata nel vivo.

Semaforo verde, poi, alla destinazione di 280 milioni a Piemonte e Puglia per saldare i conti sanitari scoperti, pagando le imprese fornitrici: si tratta di un emendamento dell'esecutivo che recepisce i contenuti di uno degli ultimi atti del governo tecnico, che aveva stanziato 40 miliardi (metà delle risorse per quest'anno, la restante parte per il 2014) per rimborsare i debiti delle amministrazioni pubbliche, dietro richiesta delle regioni. Una volta esaminate le istanze, ci si è trovati dinanzi a un avanzo di 280 milioni, che si è deciso di riassegnare prioritariamente a Piemonte e Puglia, le quali hanno in corso la procedura per il rientro dal debito sanitario. Torna, inoltre, in vita una delle organizzazioni che erano finite sotto la mannaia del governo Monti, quando lo scorso anno aveva soppresso i cosiddetti «enti inutili», grazie alla legge 135/2012 (sulla «spending review»): si tratta della Arcus, la società per azioni controllata dal ministero per i beni e le attività culturali. A «salvare» l'azienda il voto favorevole a una correzione del Pdl (primo firmatario Elena Centemero), con la quale vengono abrogati gli articoli della precedente normativa, che disponevano che Arcus sarebbe stata posta in stato di liquidazione a partire dal 1° gennaio 2014.

Acceso dibattito (con conseguente, ipotizzabile restyling dell'ultima ora) sulle norme del decreto in materia di urbanistica, che permettono le ristrutturazioni edilizie con modifica della sagoma dell'edificio, dei prospetti e delle destinazioni d'uso attraverso la Scia (Segnalazione certificata di inizio delle attività) in tutte le città, compresi i centri storici: l'iniziativa è sostenuta dal ministro delle iInfrastrutture Maurizio Lupi, sebbene vi sia un emendamento dei relatori che va in senso contrario, e non vuole la procedura semplificata per tali interventi in determinate aree «protette». Polemiche, infine, per il via libera delle commissioni a una proposta con cui si elimina nei comuni sopra i 5 mila abitanti, per la stragrande maggioranza dei sindaci attualmente in carica, l'incompatibilità con ruoli parlamentari, o di governo: Sel, che pure aveva apposto la firma al testo (con esponenti di Pdl e Pd), l'ha ritirata ieri, chiedendo modifiche al decreto quando arriverà lunedì 22 all'esame dell'aula, insieme a un gruppo di deputati «renziani».

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