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Sicurezza e salute, stop a divieti

del 18/07/2013
di: Alberto Andreani
Sicurezza e salute, stop a divieti
La governance della sicurezza nelle strutture turistico-ricettive, questo il tema del convegno nazionale del CnaiForm che si terrà domani, venerdì 19 luglio, a Pescara.

Pubblichiamo di seguito la sintesi degli interventi dei relatori Alberto Andreani, magistrato onorario presso il Tribunale di Pesaro, docente ed esperto in materia di sicurezza e salute sui luoghi di lavoro, e Nunzio Leone, giuslavorista, docente ed esperto in materia di sicurezza e salute sui luoghi di lavoro.

Non è facile, quando la crisi economica raggiunge i livelli attuali e l'istinto porta sia i privati cittadini che gli imprenditori a tagliare le spese, essere credibili quando si parla di «investimenti», soprattutto se essi riguardano un settore come quello della salute e della sicurezza sul lavoro, nel quale il ritorno non è né immediato né facilmente quantificabile.

Eppure è proprio nei momenti difficili che si progetta il futuro e si gettano le basi per quelle modifiche sia strutturali che organizzative senza le quali l'Italia rischia, piuttosto che il difficile prolungarsi di un periodo di crisi, l'inizio di un vero e proprio catastrofico declino.

Chi, come me, è nato negli anni 50 in una città che, pur se ubicata nelle Marche, ha da sempre gravitato nel vulcanico dinamismo degli imprenditori turistici della Riviera Romagnola, non può dimenticare i primi «Bagnini» che anno dopo anno, dotavano il proprio arenile prima di un bar, poi di un ristorante e poi, spesso, addirittura di un albergo.

È vero che erano, come si dice, «altri tempi»: c'erano pochi soldi e ci si accontentava di poco, ma c'è da chiedersi, con estrema sincerità, «quali tempi» siano quelli odierni e soprattutto se essi abbiano punti in comune con quelli degli anni sessanta.

Tutto ciò non per commemorare il passato, ma per capire come progettare il futuro che, va detto a chiare lettere, va ricostruito come se ci fosse stata una guerra.

Non sono un economista e non mi addentrerò in argomenti che non mi competono, ma da giurista non posso non vedere e non sottolineare la distanza sempre più grande che si è creata tra le leggi e il pensare comune, tra il mondo politico e la vita quotidiana: non è un bel segnale e non possiamo sottovalutarlo.

Abbiamo una pletora di leggi che rimandano costantemente a una decretazione successiva, che spesso tarda e a volte non viene neppure emanata: gli imprenditori, ma anche i singoli cittadini, vedono nella struttura pubblica un nemico piuttosto che un supporto.

Come reagire a una situazione che sembra senza via di uscita? E soprattutto cosa ha a che fare tutto ciò con la salute e la sicurezza sul lavoro? Cominciamo a dare una risposta, certo né semplice né scontata, ma ragionevole al primo quesito: l'unico modo che abbiamo per evitare il declino è quello di riappropriarci del nostro diritto/dovere di essere «uomini politici» nel senso etimologico della parola, vale a dire componenti essenziali della «polis» che partecipano attivamente alla vita politica e che pur tenendo conto dei propri interessi, li contemperano con quelli degli altri.

Quanto al secondo quesito, pur se mi rendo conto che la risposta può sembrare decisamente utopica, sono convinto da sempre, che la sicurezza sul lavoro non la si tutela con divieti e sanzioni, ma con comportamenti aziendali corretti e condivisi.

Abbiamo raggiunto mediamente un notevole grado di sicurezza impiantistica, ma abbiamo ancora troppi comportamenti umani scorretti che non riguardano solo i lavoratori, ma tutta la filiera produttiva: la percentuale più alta di infortuni avviene nelle piccole aziende e colpisce spesso lo steso titolare dell'impresa.

L'unica soluzione possibile è l'organizzazione dell'attività mediante l'utilizzo di procedure che dettaglino in modo semplice, capibile e condiviso i comportamenti da mettere in atto mentre si lavora, che contemporaneamente riguardino sia l'aspetto produttivo che quello della sicurezza.

Nell'ambito delle strutture turistico ricettive la sfida è ancora più affascinante che in altri settori produttivi sia per la varietà dei servizi forniti alla clientela, sia perché tali servizi trovano il loro naturale fondamento nel patrimonio sia naturale che artistico del nostro paese che può costituire, se ben amministrato, la principale risorsa economica a cui attingere per il futuro.

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