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Ecco come cambia tutto il procedimento

del 17/07/2013
di: di Ivo Remigio - Unagraco Chieti
Ecco come cambia tutto il procedimento
La Legge 183/2011 «Legge di stabilità per il 2012» ha affidato al Governo la delegificazione in materia di ordinamenti professionali nel rispetto dei principi enucleati dal dl 138/2011 «Ulteriori misure urgenti per la stabilizzazione finanziaria e per lo sviluppo».

In ossequio a ciò, oltre al dl 1/2012 «c.d. decreto liberalizzazioni‚ con il quale il precedente Governo Monti ha provveduto ad abrogare il sistema delle tariffe delle professioni regolamentate, la citata delegificazione è stata attuata anche con il dpr 137/2012 «Riforma delle professioni».

Il medesimo dpr, in particolare:

- contiene misure volte a garantire l'effettivo svolgimento dell'attività formativa durante il tirocinio (quest'ultimo potrà avere una durata massima di 18 mesi) e il suo adeguamento costante all'esigenza di assicurare il miglior esercizio della professione e quindi l'interesse dell'utenza;

- prevede l'obbligatorietà della formazione continua permanente, la cui violazione costituisce illecito disciplinare;

- stabilisce l'obbligatorietà di copertura assicurativa dei rischi derivanti dall'esercizio dell'attività professionale, della quale deve essere data notizia al cliente;

- affida la funzione disciplinare a organi diversi da quelli aventi funzioni amministrative. Allo scopo è prevista l'incompatibilità della carica di consigliere dell'Ordine territoriale o di consigliere nazionale con quella di membro dei Consigli di disciplina territoriali e nazionali corrispondenti;

- autorizza la pubblicità informativa con ogni mezzo e stabilisce che questa possa avere ad oggetto, oltre all'attività professionale esercitata, i titoli e le specializzazioni del professionista, l'organizzazione dello studio e i compensi praticati;

- detta disposizioni specifiche per la professione forense e la professione notarile.

È interessante osservare come le disposizioni del regolamento in materia disciplinare non si applichino alle professioni sanitarie, alla professione notarile nonché alle funzioni disciplinari svolte dai Consigli nazionali di professioni istituite prima dell'entrata in vigore della Costituzione. In relazione a tali professioni, infatti, gli organi disciplinari di ultima istanza sono stati definiti dalla Corte costituzionale come aventi «natura giurisdizionale» e risultano pertanto garantiti nella loro struttura e nelle loro funzioni da una riserva assoluta di legge. Le nuove norme disciplinari sono, quindi, riferite ai soli procedimenti disciplinari rimessi alla competenza di Consigli che decidono in via amministrativa (come, ad esempio, nel caso dei commercialisti e degli esperti contabili).

Dopo la Riforma delle professioni le sanzioni disciplinari comminate in ipotesi di violazione del regolamento dell'Ordine di appartenenza hanno avuto un'importante revisione.

I procedimenti disciplinari a carico dei professionisti saranno istruiti e gestiti da organismi esterni ed indipendenti dagli iscritti sotto sorveglianza. L'incarico sarà conferito ai costituendi Consiglio territoriali di disciplina, che sebbene affiancati agli Ordini territoriali (i quali successivamente avranno esclusivamente funzioni amministrative) saranno deputati a verificare e sanzionare, in maniera indipendente, i comportamenti illeciti degli iscritti all'Ordine territoriale di appartenenza su cui il Consiglio avrà la vigilanza. Ai fini dell'autonomia di tali nuovi organi giudicanti, i loro componenti saranno nominati dal presidente del Tribunale nella cui circoscrizione è istituito l'Ordine territoriale. Tali membri potranno anche non essere iscritti all'albo, mentre invece, per espressa previsione di legge, non potranno essere scelti tra i componenti del Consiglio dell'Ordine in cui il professionista è iscritto.

Entro 90 giorni dall'entrata in vigore del dpr 137/2012, ossia entro il 13 novembre 2012, i Consigli nazionali degli Ordini e degli Albi professionali avrebbero dovuto definire, tramite l'emanazione di un regolamento, le modalità di individuazione dei soggetti da proporre al presidente del tribunale quali componenti dell'organo disciplinare. L'elenco proposto doveva riportare un numero doppio di componenti indicati rispetto a quelli da nominare.

Inoltre il nuovo «regime disciplinare» prevede, in caso di dissenso del professionista sanzionato, la possibilità di ricorrere in secondo grado presso i Consigli disciplinari nazionali.

Il Ministero avrà il compito di vigilare sulle attività dei nuovi Consigli di disciplina, sia nazionali che territoriali, in merito alla corretta applicazione delle norme sanzionatorie. Nel caso in cui l'Organo disciplinare violi gravemente e ripetutamente la legge, il Ministero ne potrà disporre il commissariamento; provvedimento che potrà essere adottato anche quando gli stessi Organi non siano in grado di avere un funzionamento regolare.

Sempre entro il 13 novembre 2012 i Consigli nazionali degli Ordini avrebbero dovuto emanare un Regolamento che tracciasse le modalità di ripartizione (tra i consiglieri dell'Ordine) delle funzioni di membri dei Consigli di disciplina – da proporre al Tribunale - e membri del consiglio amministrativo.

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