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Rateazioni Inps, o tutto o niente

del 13/07/2013
di: di Daniele Cirioli
Rateazioni Inps, o tutto o niente
Stop alle rateazione parziali. Chi intenda ripianare a rate i debiti Inps, infatti, deve necessariamente farlo con riguardo a tutta la propria esposizione debitoria (Inps, ex Inpdap ed Enpals), per contributi e sanzioni. E deve, inoltre, rinunciare al contenzioso sull'esistenza dei debiti. Lo prevede, tra l'altro, il nuovo regolamento sulle dilazioni contributive Inps che, approvato con Determine n. 229/2012 e n. 13/2013, è illustrato dalla circolare n. 108/2013. La nuova disciplina, operativa da ieri (12 luglio), si applica a tutte le gestioni dell'Inps e concede dilazione fino a 24 mesi (per 36/60 mesi serve l'ok ministeriale). Il mancato pagamento di due rate consecutive comporterà la revoca della dilazione e l'emissione di avviso di addebito con consegna all'agente della riscossione.

O tutto o niente. Le nuove regole riguardano i debiti ancora in fase amministrativa, intendendosi tali quelli per i quali non risulti ancora formato l'avviso di addebito da parte dell'Inps, nonché i crediti in gestione presso gli uffici legali che non siano stati affidati per il recupero agli agenti della riscossione. Per ottenere l'ok alla dilazione, dunque, è necessario presentare un'unica domanda che comprende tutti i debiti contributivi, nei confronti di tutte le gestioni Inps (gestione separata, artigiani e commercianti, ex Inpdap, ex Enpals ecc.). La rateazione può essere richiesta per tutti i debiti contributivi, comprese sanzioni, sia a titolo di omissione che di evasione, comprese le ritenute a carico dei lavoratori nel caso di datori di lavoro.

Rinuncia al contenzioso. Oltre che alla completezza, la dilazione è subordinata anche all'acquiescenza dei debiti contributivi. Infatti, il regolamento prevede che con la presentazione dell'istanza di rateazione il contribuente deve impegnarsi e accettare (tra le altre condizioni) la rinuncia a tutte le eccezioni che possano influire sull'esistenza e sull'azionabilità del credito, nonché le eventuali opposizioni proposte in sede civile.

Rateazione e Durc. Il regolamento prevede tempi rapidi per la definizione delle richieste di rateazioni: entro 15 giorni dalla presentazione della domanda. L'accettazione del piano di ammortamento, da parte del richiedente, è prevista per fatti concludenti, ossia con il pagamento della prima rata entro la data prestabilita. Da tale momento (di pagamento della prima rata), precisa l'Inps, diventa sussistente la condizione di «regolarità» ai fini dell'emissione del documento unico (Durc). La data di pagamento della prima rata, inoltre, fissa le scadenze delle rate successive, mensile, a 30 giorni.

La revoca. Altra condizione per il permanere del titolo al pagamento rateizzato è la «correntezza» contributiva. Infatti, con la domanda ci si impegna a effettuare sia il versamento delle rate mensili per dilazione e sia il versamento dei contributi correnti periodici. Il venir meno di una o di entrambe tali situazioni comporta l'immediata revoca della dilazione. Il primo caso, in particolare, si verifica in caso di mancato pagamento di due rate mensili consecutive. In caso di revoca, l'Inps procede all'immediata richiesta di pagamento del debito residuo tramite avviso di addebito.

Massimo 24 mesi. La rateazione concessa dall'Inps può arrivare fino a un massimo di 24 mesi. Per dilazioni di durata superiore, fino a 36 mesi, la richiesta va fatta al ministero del lavoro. In specifici casi, inoltre, è data la possibilità di essere autorizzati a dilazioni fino a 60 mesi con decreto interministeriale (lavoro ed economica). Per quanto riguarda la competenza a decidere, il regolamento ribadisce una ripartizione per importi (si veda tabella).

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