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Agenzia e Inpdap solidali per gli acconti non versati

del 13/07/2013
di: Enzo Di Giacomo
Agenzia e Inpdap solidali per gli acconti non versati
In caso di mancato versamento dell'acconto Irpef se il contribuente si è rivolto al Caf, la responsabilità è da attribuire in pari misura all'agenzia delle entrate (sostituito) e all'Inpdap (sostituto) i quali risultano obbligati solidali.

L'interessante principio è contenuto nella sent. n. 114/35/13 della Ctr di Roma depositata il 22 aprile 2013 da cui emerge che il principio della solidarietà processuale scatta tra i due enti pubblici in quanto trattasi di prestazione dovuta unitariamente per natura e non può essere suddivisa tra gli stessi.

L'art. 1292 c.c. fissa il principio di solidarietà processuale il quale prevede che l'obbligazione scatta allorché ci sono più debitori per la medesima prestazione, in modo che ciascuno può essere costretto all'adempimento per la totalità e l'adempimento da parte di uno libera gli altri soggetti, stesso discorso vale nel caso ci siano più creditori. Il fatto che l'art. 64, comma 1, del Dpr n. 600/73 definisca il “sostituto” di imposta come colui che “in forza si disposizioni di leggi è obbligato al pagamento di imposte in luogo di altri… ed anche a titolo di acconto” non fa venire meno l'assunto che anche il “sostituito” debba ritenersi già originariamente obbligato solidale d'imposta e pertanto egli stesso soggetto al potere di accertamento e a tutti i conseguenti oneri (Cass . n. 5020/2003).

Nel caso in esame i contribuenti hanno proposto ricorso avverso la cartella emessa dalla Gerit Spa per omesso versamento della seconda rata Irpef oltre interessi e sanzioni. In particolare, i ricorrenti eccepivano l'illegittimità della cartella avendo presentato una dichiarazione congiunta ad un centro di assistenza fiscale (Caf), che effettivamente aveva indicato come seconda rata dell'acconto Irpef un certo importo e che tale importo era stato trattenuto dall'Inpdap, ente erogante la pensione, il quale in realtà avrebbe dovuto provvedere a versare all'erario il medesimo importo. La Ctp ha accolto il ricorso ritenendo anche il sostituito (agenzia delle entrate), obbligato solidale, al pagamento dell'imposta con il sostituto (Inpdap). Tale decisione è stata appellata dall'ufficio il quale ha ritenuto che l'omesso versamento fosse da imputare esclusivamente all'ente previdenziale e non anche all'ufficio.

La Ctr ha ritenuto che nella fattispecie in esame trova applicazione il principio della solidarietà processuale ex art. 1292 c.c. ove la responsabilità da fatto illecito, origina una obbligazione in cui la ragione della domanda non è data da ogni fatto concreto che determina l'evento (nel caso specifico, da parte della sola Inpdap), ma da tutti i possibili fatti riconducibili al medesimo titolo di responsabilità che hanno concorso a determinare il danno, originando una stessa obbligazione risarcitoria che grava in modo solidale sull'Inpdap e sull'Agenzia delle entrate, trattandosi di prestazione dovuta unitariamente per natura e non può essere suddivisa tra i due enti pubblici. Infatti i sostituti d'imposta sono obbligati a comunicare con la presentazione della dichiarazione gli importi corrisposti in favore dei propri sostituti con le relative ritenute fiscali e l'incrocio di tale dato con il riepilogo presentato dal Caf avrebbe consentito all'ufficio di verificare l'incongruenza dei dati esposti e conseguentemente apportare le opportune variazioni.

Gli stessi giudici hanno posto in luce, infine, che l'art. 21 della la legge n. 214/2011 (recante norme in materia di armonizzazione del sistema pensionistico) ha disposto a partire dal 1° gennaio 2012 la soppressione dell'Inpdap e l'attribuzione delle relative funzioni all'Inps che, pertanto, è subentrato in tutti i rapporti attivi e passivi facenti capo all'ente soppresso.

Per quanto sopra, la Ctr, confermando la sentenza di primo grado, ha accolto il ricorso dei contribuenti imputando all'ufficio le spese di lite.

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