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Cartelle pazze, Inps avanti e indietro

del 12/07/2013
di: La Redazione
Cartelle pazze, Inps avanti e indietro
L'Inps è tornato alla carica rispetto alle cartelle del 2011 e ha inviato a tappeto a molti liberi professionisti una comunicazione che li obbliga ad iscriversi alla sua Gestione separata e a saldare un presunto debito previdenziale. Dai primi controlli, gli accertamenti eseguiti dall'Istituto nazionale sono errati, frutto di un confronto non corretto tra archivi di dati differenti. Di fatto, gli accertamenti sono partiti prendendo come fonte la banca dati dell'Agenzia delle entrate e individuando chi, alla denuncia di un certo reddito del 2007 derivante da arti e professioni, non facesse corrispondere una relativa iscrizione alla Gestione separata Inps.

Sostanzialmente è stato commesso l'errore di non incrociare i dati delle dichiarazioni dei redditi con quelli provenienti dal Casellario centrale degli attivi, cioè la raccolta di tutte le posizioni professionali aperte che tiene conto anche di quelle provenienti dalle Casse di previdenza private. L'indagine Inps dunque non ha tenuto conto di quei redditi relativi ad una attività professionale protetta, che per legge è legata, dal punto di vista previdenziale, alla rispettiva Cassa professionale. La cosa è strana anche perché proprio l'Istituto nazionale ha ribadito il principio dell'esclusività del reddito, prima con la circolare n. 99 del 22 luglio 2011 e successivamente con il Messaggio n. 709 del 7 gennaio 2012. I due documenti sollecitano le diverse sedi provinciali a non «perseguitare» i liberi professionisti iscritti agli albi e alle relative casse ed enti previdenziali, proprio in quanto la Gestione separata è totalmente incompetente a ricevere una contribuzione previdenziale frutto del reddito professionale.

In realtà, con il messaggio 9740 del 14 giugno l'Inps ha riconosciuto di aver dimenticato il confronto con il Casellario, però com'è accaduto in altri precedenti accertamenti a tappeto, le sedi sul territorio non si comportano sempre in linea con le indicazioni della direzione centrale. Anche perché nella nota si specifica che esistono casi in cui i professionisti hanno indicato un codice di attività generica, o comunque diversa da quella che rende obbligatoria l'iscrizione ad una delle Casse private di nuova generazione, e che «per tali posizioni la sede deve effettuare una puntuale verifica del reddito dichiarato e iscrivibilità alla Gestione separata».

L'Eppi intende sostenere gli iscritti coinvolti in questa vicenda e prestare il supporto necessario. Per adesso, invita i periti industriali che svolgono attività professionale, interessati da una lettera della sede provinciale Inps, per prima cosa di verificare se quell'anno (di solito il 2007) siano stati iscritti alla Cassa professionale. Se i redditi conseguiti proprio in quell'anno corrispondono a quelli denunciati all'Ente di previdenza, è bene presentare ricorso amministrativo allegando la copia di un estratto conto contributivo che è possibile stampare nell'area on line (Eppi Life) di www.eppi.it.

Un modello standard di ricorso è comunque scaricabile nell'area news sempre di www.eppi.it e, in ogni caso, si tratta di impugnare il provvedimento con la richiesta di rendere nulla l'iscrizione di ufficio adottata dalla Gestione separata Inps: l'attività professionale non ha proprio nulla a che vedere con essa.

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