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Promozione del lavoro, misure deludenti

del 11/07/2013
di: di Angela Altavilla * * consulente del lavoro e collaboratrice Fismic
Promozione del lavoro, misure deludenti
Deludono non poco le misure contenute nel cosiddetto pacchetto lavoro. È stato pubblicato, infatti, sulla Gazzetta Ufficiale del 28 giugno 2013 il decreto legge n. 76/2013: «Primi interventi urgenti per la promozione dell'occupazione, in particolare giovanile, della coesione sociale, nonché in materia di Imposta sul valore aggiunto e altre misure finanziarie urgenti».

Chi era che raccontava di un'Italia votata alla cultura e allo studio? Ci si diverte quasi, prima a chiedere da parte dei giovani una certa professionalità, e poi a sbeffeggiare chi con sacrifici ha puntato a una laurea o come minimo al diploma. Così il governo Letta comincia il suo operato: le differenze sul piano del lavoro più che creare incontro cercano uno scontro.

Basandoci sulle prospettive a cui si voleva mirare, questo risultato è alquanto deludente. Gli incentivi sull'occupazione ci saranno, ma solo per chi ha un'età compresa fra 18 e 29 anni, e possiede almeno uno dei requisiti seguenti: essere senza un impiego regolarmente retribuito da più di sei mesi, non avere un diploma di scuola superiore o una qualifica professionale, vivere da soli e avere dei familiari a carico. Lo sgravio consiste in una decontribuzione del 33% della retribuzione lorda complessiva e avrà comunque un tetto massimo di 650 euro al mese. La durata dei benefici sarà di un anno e mezzo, nel caso delle nuove assunzioni, e di 12 mesi per i contratti a termine che vengano convertiti in un rapporto stabile a tempo indeterminato. I contributi sono molto circoscritti e dubitiamo seriamente in una svolta decisiva nel mercato del lavoro. Si continua a creare confusione e leggi- groviglio, un po' per far notare un minimo di interesse nei confronti dei problemi, un po' per mettere a tacere in maniera momentanea, i gruppi sindacali che continuano a chiedere normative urgenti per uscire dalla crisi.

In sostanza, le percentuali di lavoratori da poter integrare nel mondo del lavoro dopo il decreto, saranno molto basse. L'inefficacia degli incentivi temporanei alle assunzioni presagiscono una lieve partenza e poi di nuovo un successivo blocco dell'occupazione giovanile.

I numeri previsionali in termine di occupazione restano illusori, soprattutto per il Mezzogiorno, a cui è destinata la maggior parte dei fondi. La maggioranza dei giovani del Mezzogiorno non riuscirà a rientrare nei parametri restrittivi del decreto e questo comporterà l'inutilizzo dei fondi destinati ai contributi e il loro successivo riutilizzo in altri campi da parte del governo.

Un altro incentivo all'occupazione per le imprese si riferisce all'assunzione prevista per chi usufruisce dell'Aspi, l'azienda che assume un disoccupato può garantirsi il beneficio per la metà del trattamento residuo spettante al lavoratore. Beneficio esauribile in poco tempo e assolutamente poco vantaggioso per le imprese, tanto da stimolarle a non assumere o a farlo con un altro soggetto magari più conveniente a livello contributivo nel tempo.

Non si può poi certo indugiare a complimenti per quanto riguarda la modifica apportata per le assunzioni a tempo determinato: è introdotta infatti per i contratti senza causale la facoltà di prorogare la durata dei contratti nel limite dei dodici mesi, di proseguire oltre la scadenza originariamente prevista, nel limite di 30 o 50 giorni (a seconda che la durata sia inferiore o superiore a sei mesi). Novità importante da sottolineare è di sicuro l'intervallo tra un contratto ed il successivo in caso di successione degli stessi in quanto viene stabilito che l'interruzione deve essere di almeno: 10 giorni per contratti di durata fino a 6 mesi e 20 giorni per contratti di durata superiore, ritorniamo così alla situazione pre-Fornero. Ultima ma non meno importante nota da sottolineare. l'abrogazione dell'obbligo di comunicare al Centro per l'impiego la prosecuzione del termine oltre la scadenza originariamente fissata.

Altro traguardo importante del decreto è il contratto intermittente. Viene ammesso, infatti, a prescindere dai requisiti soggettivi od oggettivi per un periodo complessivamente non superiore alle quattrocento giornate di effettivo lavoro nell'arco di tre anni solari, computabili dall'entrata in vigore del decreto.

Il decreto interviene anche sui voucher, questa volta sancendo che ai fini qualificatori della tipologia lavorativa risulta determinante unicamente il requisito di carattere economico (5 mila o 2 mila euro).

La procedura di convalida delle dimissioni viene allargata anche alle fasce dichiarate «collaborazioni» e soggette solo in parte alle direttive di un datore di lavoro, le collaborazioni coordinate e continuative, anche a progetto e le associazioni in partecipazione con apporto lavorativo. Un altro punto segnato nella tabella delle tutele, di sicuro poco attaccabile dal punto di vista dell'occupazione. Troppe volte le aziende hanno abusato nei confronti dei dipendenti bisognosi di un lavoro, ma in tal senso già la riforma Fornero aveva dato un segnale univoco dell'indiscutibile necessità di stabilire dei paletti a favore della tutela nel licenziamento.

Per ridurre la povertà e per sostenere le famiglie del Mezzogiorno in difficoltà, viene avviato il programma «Promozione dell'inclusione sociale», finanziato con 167 milioni di euro, in cui sono previste misure per accelerare la riprogrammazione dei programmi nazionali cofinanziati dai Fondi strutturali europei e la rimodulazione del Piano di azione coesione (art. 4). Tale articolo dispone che il processo di riprogrammazione delle risorse relative ai programmi operativi 2007/2013 venga attivato dalle Amministrazioni titolari degli stessi entro trenta giorni dalla pubblicazione del provvedimento. Con riferimento alle risorse derivanti dalla rimodulazione del Piano di azione coesione, provvede, entro 30 giorni dalla pubblicazione del provvedimento, a determinare le occorrenti rimodulazioni per rendere disponibili le risorse, e subito nell'art. 5 dello stesso decreto si parla della Garanzia per i giovani e di promuovere la ricollocazione dei lavoratori beneficiari degli ammortizzatori sociali in deroga alla legislazione vigente.

Al riguardo della responsabilità solidale (art. 9), viene previsto che il committente datore di lavoro è obbligato in solido con l'appaltatore, nonché con ciascuno degli eventuali subappaltatori entro il limite di due anni dalla cessazione dell'appalto, a corrispondere ai lavoratori i trattamenti retributivi, comprese le quote di trattamento di fine rapporto, nonché i contributi previdenziali e i premi assicurativi dovuti per il periodo di esecuzione anche in relazione ai compensi e agli obblighi di natura previdenziale ed assicurativa nei confronti dei lavoratori con contratto di lavoro autonomo. Le stesse disposizioni non si applicano ai contratti di appalto stipulati dalla p.a.

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