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Cavalli nel mirino del redditometro

del 11/07/2013
di: Antonino Russo
Cavalli nel mirino del redditometro
Contro gli accertamenti da redditometro sul possesso di cavalli è inutile opporre un uso diverso, e poco gravoso, rispetto a quello dell'equitazione. Secondo una sentenza della Ctp di Asti (n. 53/2/13 del 16/4/2013), infatti, il possesso dei cavalli è da considerarsi un indice di capacità contributiva indipendentemente dall'utilizzo che agli stessi è riservato, distinguendosi solo tra quelli «da corsa» e , residualmente, da tutti gli altri.

Con la sentenza citata, il collegio piemontese, rigettando il ricorso del contribuente e ritenendo invece fondata la tesi resa dagli uffici, ha rammentato come sia un fatto notorio la costosità del possesso di un cavallo, diversamente da quel che avviene per altri animali da affezione come cani e gatti. E ha aggiunto che, ai sensi del combinato disposto di cui all'art. 38 dpr n. 600/73 e dm 21 settembre 1999, il mero possesso di cavalli da corsa o da equitazione determina un indicatore di capacità contributiva, indipendentemente dal tipo di iscrizione all'Unire.

Per la verifica redditometrica della congruità dei redditi dichiarati, l'indicatore del possesso di cavalli attribuisce ex lege un diverso coefficiente a seconda che si tratti di cavalli «da corsa» o «da equitazione» e se il cavallo è mantenuto a pensione presso terzi o in proprio.

La locuzione «equitazione» ha aperto la strada a diverse interpretazioni dei contribuenti che spesso lamentano l'estraneità di detta previsione normativa a usi quali, per esempio, «passeggiata», «affezione», «ippoterapia» che, tra l'altro, comporterebbero oneri di spesa minimi rispetto ai classici usi per sport equestri.

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