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Italia e Svizzera riprendono a parlarsi

del 11/07/2013
di: Tancredi Cerne
Italia e Svizzera riprendono a parlarsi
Riparte il dialogo tra Roma e Berna sull'accordo fiscale. L'annuncio è arrivato ieri da parte del portavoce della Segreteria di Stato elvetica per le questioni finanziarie internazionali, Mario Tuor, secondo cui i due paesi avrebbero già stilato una lista di punti all'ordine del giorno: un'intesa con imposta liberatoria, un accordo di doppia imposizione secondo lo standard dell'Organizzazione per la cooperazione e lo sviluppo economico (Ocse), così come la regolarizzazione dell'imposizione applicata ai lavoratori frontalieri. Ancora nebulosa appare invece la tempistica dei prossimi incontri. Dopo una prima riunione preparatoria tenutasi a Berna all'inizio della settimana tra le delegazioni dei due paesi, i colloqui sembrerebbero destinati a proseguire soltanto con la ripresa dei lavori al termine della pausa estiva. «Svizzera e Italia negozieranno su una nuova intesa di doppia imposizione in base agli standard dell'Ocse e sul modo per regolare i capitali non tassati accumulati in passato», ha spiegato Tuor secondo cui il governo di Roma sarebbe interessato a stringere un'intesa con Berna modellata su quella pattuita dalla Svizzera con Austria e Gran Bretagna. Come si procederà con i futuri redditi da capitale è una questione ancora aperta. Altro tema da considerare, la tassazione delle migliaia di italiani che ogni giorno attraversano il confine con la Svizzera per recarsi a lavorare nel Canton Ticino. Infine, la questione delle liste nere stilate dall'Italia che colpiscono imprenditori di piccole e medie imprese elvetiche che intendono operare oltre confine. «È giunto il momento di concludere accordi fiscali con la Svizzera», aveva annunciato Letta a Roma il 20 giugno scorso. Secondo Roma, l'intesa con Berna non dovrà avere tuttavia la forma del condono ma nemmeno rappresentare vessazione per i capitali che sono storicamente depositati nelle banche elvetiche senza intenti speculativi. Gli effetti dell'accordo non saranno tuttavia immediati. Serviranno infatti mesi di colloqui a cui dovrà seguire la ratifica da parte di entrambi i parlamenti.

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