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Debiti p.a., comuni a due facce

del 10/07/2013
di: di Francesco Cerisano e Matteo Barbero
Debiti p.a., comuni a due facce
Comuni promossi per l'impegno nel pubblicare i dati dei pagamenti alle imprese. Ma bocciati in trasparenza. Andando a spulciare il dettaglio degli importi e delle date di pagamento delle fatture (che i municipi dovevano pubblicare entro il 5 luglio), balza subito evidente come la confusione regni sovrana. Chi è stato virtuoso nel saldare i conti (e quindi non avrà molti arretrati da smaltire a partire dal 1° luglio) avrebbe potuto mettere in luce in modo più analitico i pagamenti già effettuati in modo da giustificare la discordanza, a volte impressionante, tra quanto richiesto in termini di maggiori spazi finanziari richiesti al Mef e quanto si prevede di pagare. E la stessa cosa avrebbero dovuto fare quei comuni che presentano la situazione opposta, ossia contano di pagare più delle risorse a disposizione.

Della prima categoria di enti fa parte Milano che a fronte di 68,7 milioni di euro di spazi finanziari, ha comunicato di dover effettuare pagamenti (tutti concentrati tra fine luglio e fine agosto 2013) per 3,5 milioni. Una differenza di ben 65 milioni che si giustifica con la grande virtuosità del capoluogo lombardo che ha smaltito gran parte dell'arretrato entro il 30 giugno. La conferma arriva direttamente dall'assessorato al bilancio guidato da Francesca Balzani. La stessa cosa è successa a Venezia che ha chiesto 61,5 milioni di euro e ha presentato un piano pagamenti di 12,9. Il motivo? I 48 milioni e mezzo di differenza sono stati già impegnati in pagamenti pregressi. «Se a questo si aggiungono i pagamenti effettuati nei primi due mesi del 2013, quando il dl 35 non era ancora in vigore, si arriva a oltre 100 milioni di euro che il comune di Venezia ha versato nelle casse delle imprese per sostenerle in un periodo di crisi», ha commentato l'assessore al bilancio Sandro Simionato. Che con un po' di rammarico aggiunge: «Se avessimo atteso qualche mese avremmo potuto azzerare il nostro patto, ma abbiamo preferito fare i salti mortali per chiudere i bilanci e pagare i fornitori in anticipo. Come sempre in Italia essere virtuosi non paga». Stesso discorso per Firenze (-32 milioni), Genova (-6 milioni) e Ancona (-950.000).

Per quanto riguarda la seconda categoria, le differenze positive tra quanto ricevuto e quanto si prevede di pagare (si veda tabella in pagina) possono spiegarsi in diversi modi: una parte dei pagamenti extra sono in calendario nel 2014 (mentre i bonus riguardano il 2013), oppure si riferiscono a debiti di parte corrente (che non pesano sul saldo di Patto). Ma, anche in tali casi, le informazioni fornite sono quasi sempre carenti. Torino, per esempio, non dettaglia la data precisa di pagamento, limitandosi ad indicare che sarà prima di marzo del prossimo anno. Quasi mai, poi, i pagamenti sono distinti fra parte corrente ed investimenti.

Tutto questo dimostra in modo lampante che, se la pubblicazione dei dati sui pagamenti doveva servire a rendere trasparente il percorso attuativo del decreto «sblocca debiti», non si può certo dire che l'obiettivo sia stato centrato. A parte la lentezza nell'adempimento dell'obbligo di rendere disponibili sul web, entro il 5 luglio gli elenchi delle fatture che verranno saldate (con tanto di indicazione della data di pagamento), anche guardando alle informazioni diffuse dalle p.a. in regola (fra le quali adesso rientra anche il comune di Roma, che ha provveduto con qualche giorno di ritardo) emergono diversi dubbi.

Nella tabella in pagina abbiamo provato a confrontare gli importi pubblicati sui siti dei comuni capoluogo di regione con quelli dei bonus che gli stessi hanno ottenuto dal Mef per derogare al Patto di stabilità interno.

Come si ricorderà, ogni bonus era diviso in due quote: la prima riguardava i pagamenti relativi a debiti ancora in essere all'8 aprile, la seconda i pagamenti per debiti estinti prima del 9 aprile. Mentre la seconda quota, pur dovendo comunque tradursi in maggiori pagamenti, non è «fotografata» dagli elenchi pubblicati il 5 luglio (che riguardano solo le uscite relative a debiti al 31/12/2012 pagati dopo l'entrata in vigore del dl 35), la prima dovrebbe esserlo, almeno in parte, riguardando pagamenti da effettuare in data successiva.

La tabella, però, restituisce una «fotografia» di difficile comprensione. Accanto a enti che prevedono di pagare di più di quanto hanno ottenuto in termini di Patto (oltre a Torino di cui si è detto, Roma, Napoli, Catanzaro e Palermo), ne troviamo altri che o hanno indicato importi inferiori (come visto sopra) o che come Bari, Cagliari e Bologna, non hanno pubblicato nulla. Ma mentre il capoluogo sardo li rende accessibili in via riservata ai creditori, nel caso della città felsinea potrebbe dipendere dal fatto che i debiti erano già stati interamente pagati nei primi mesi dell'anno, tanto che la prima quota del bonus Patto è 0.

Un caso a sé è Perugia, che sul proprio sito precisa di non aver effettuato la comunicazione «non ricorrendone i presupposti» ai sensi della circolare n. 30/2013 del Mef. Quest'ultima, infatti, ha chiarito come la pubblicazione non fosse dovuta per i debiti già onorati fra l'8 aprile e il 30 giugno.

La Ragioneria promuove il dl 35. L'attuazione del decreto «sblocca debiti» sta procedendo nei tempi fissati e, laddove previsto, le risorse finanziarie sono già state rese disponibili alle p.a. per provvedere ai pagamenti. Lo certifica la ragioneria generale dello stato, con una nota riepilogativa che presenta il contenuto dei provvedimenti adottati dal governo nella prima parte dell'anno in materia di sostegno alla crescita, all'occupazione e al reddito delle famiglie, ovvero i dl 35, 54 e 63. Rispetto al dl 35, via XX Settembre evidenzia il rispetto della tabella di marcia prevista, che ha già portato, ad esempio, ad assegnare 4,5 miliardi di spazi finanziari e 3,6 miliardi di risorse cash agli enti locali. A questo proposito, il Mef sottolinea come il taglio da 400 milioni resosi necessario per ridurre i tagli ai comuni verrà compensato dalle erogazioni che verranno effettuate dalle regioni. Qualche problema in più per i debiti sanitari, visto che il riparto definitivo delle risorse complessivamente destinate al loro pagamento (14 miliardi), richiede un confronto con le regioni sarà avviato a partire dai prossimi giorni per concludersi entro fine novembre.

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