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La mafia soffoca l'economia del nostro paese

del 09/07/2013
di: La Redazione
La mafia soffoca l'economia del nostro paese
Nell'ambito del Festival del Lavoro, svoltosi a Fiuggi dal 20 al 21 giugno scorso, sono stati trattati numerosi temi di attualità. Spicca tra di essi un'intervista rilasciata alla Web Radio dei Consulenti del lavoro dal prof. Vincenzo Scotti - attuale presidente della Link Campus University e autore del libro Pax mafiosa o guerra? ma anche, tra gli altri incarichi, ex ministro del Lavoro e degli Interni in anni molto particolari per la nostra Repubblica. Pubblichiamo alcuni stralci dell'intervista, rimandando al sito www.consulentidellavoro.it per la versione audio/video integrale.

Domanda. Prof. Scotti, una prima considerazione: il fenomeno mafioso è sviscerato dalla sociologia, dall'economia e dai tanti rami del sapere. Nel suo libro c'è un punto su cui tutti convergono e che lei analizza come chiave d'interpretazione del fenomeno. Agenzia criminale a disposizione e che si muove sul mercato e negli interstizi tra criminalità, corruzione e clientelismo. Quindi, la forza della mafia è anche questa sua capacità di permeare e, a volte, anche di condizionare fenomeni che magari non determina direttamente. Questo è successo ed è una parte dell'interpretazione del radicamento del fenomeno mafioso nel nostro Paese?

Risposta. Certamente, lo è stato nel passato, ma lo è oggi in collegamento a quello che avviene nel resto del mondo. Noi, come Università, abbiamo aiutato una ricerca, di cui abbiamo pubblicato i risultati, su come le reti criminali oggi riconfigurano gli Stati, cioè la mafia non è soltanto una società che fa reati per arricchirsi, ma è diventato un potere alternativo allo Stato, non perché vuole distruggere lo Stato, ma perché vuole subordinare lo Stato ad attività illecite e criminali. Quello che determina la scelta, nel nostro Paese, di cambiare rotta e di passare da un atteggiamento di assuefazione, in quanto con il reato si è convissuti nel passato e si converrà in futuro, cioè come un dato permanente della società, a una concezione della mafia come un fenomeno di anti-Stato, fu il grande genio di Falcone. Dal punto di vista giudiziario, Falcone capisce che il processo non è ai singoli reati, ma alle organizzazioni e al sistema di potere. Quindi ci vuole una legislazione coerente con questo. Lui scrive la relazione che manda a giudizio la cupola criminale a Palermo, scrivendo che questa è il processo contro Cosa Nostra. Lui, quindi, cambia la prospettiva, la giurisdizione aveva sempre rifiutato di prendere in considerazione il reato di organizzazione mafiosa. Si diceva: «Esistono i mafiosi, ma non la mafia».

D. In questi anni la mafia continua ad operare, forse in maniera meno cruenta di quello che vediamo nelle guerre di camorra e in altri contesti, come soggetto che muove speculazioni e rapporti col sistema finanziario e bancario in qualche modo. C'è forse un'interlocuzione diversa, lo dico in modo un po' brutale: quando la politica contava, la mafia interagiva con la politica, quando la politica conta un po' meno, la mafia interagisce di più coi soggetti che sono i referenti dell'economia e della finanza. È un azzardo dire questo?

R. No, questo è un elemento di analisi molto interessante. Bisogna continuare nell'analisi, ma non solo in quella sociologica. Ci vuole una riflessione politica su come, a livello globale, e quindi nazionale, si opera. La 'ndrangheta è al centro del traffico internazionale di droga che dall'America centrale passa in Africa, viene in Europa e si congiunge con la rotta balcanica. C'è bisogno, cioè, di avere una legislazione omogenea, armonica a livello globale. C'è bisogno di una cooperazione tra le polizie, c'è necessità di prendere atto, in Italia e nel mondo, di quello che Obama ha detto, cioè che la prima emergenza del mondo è la criminalità organizzata. E il sistema degli appalti continua a farne parte, perché la mafia ha alcuni traffici concentrati in alcune branche e poi, per il controllo del territorio, sostiene la forza delle cosche locali che si occupano di appalti pubblici, di commesse.

D. Esiste ancora oggi la possibilità che la mafia e i colletti bianchi, presentandosi e gestendo interessi in organizzazioni e in imprese pulite, si ripresenti alla nuova classe politica e trovi riferimenti?

R. Bisogna continuare sulla strada, che avevamo avviato, del controllo sulle Istituzioni, di possibilità di scioglimento di organismi, di Istituzioni pubbliche (comuni, province ecc.) inquinate dalla mafia, di avere dei codici di comportamento, di dare norme sull'eleggibilità delle persone alle cariche pubbliche; mettere quindi un elemento di pressione. Questo è un problema che richiede, anche, la consapevolezza dei partiti. Ricordo che quando introdussi la legge sullo scioglimento dei consigli comunali, scrissi una lettera a tutti i segretari di partiti dicendo che quella era una norma che serviva a poco se non c'era un'azione di pulizia dei partiti attorno a loro.

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