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Da rifare la disciplina della vendita tabacchi

del 09/07/2013
di: Marilisa Bombi
Da rifare la disciplina della vendita tabacchi
La normativa che regola la vendita di tabacchi è tutta da rifare. Lo ha stabilito l'Autorità garante per la concorrenza ed il mercato che ha indicato ai presidenti di Camera e Senato, presidente del consiglio dei ministri e Mineconomia le correzioni necessarie. L'intervento dell'Antitrust fa seguito alla recente modifica alla disciplina introdotta dall'art. 24, comma 42, del dl 98/11 e in particolare dal dm 38/2013 sulla distribuzione e vendita dei prodotti da fumo, il cui testo non è stato trasmesso prima dell'adozione all'Autorità per rendere parere obbligatorio in merito al rispetto del principio di proporzionalità. «La previsione di distanze minime tra i rivenditori e l'individuazione di criteri di produttività minima delle rivendite esistenti per l'apertura di nuove, secondo il Garante, si pongono in palese contrasto con l'art. 34 del medesimo decreto Salva Italia». In particolare, con riferimento alle questioni connesse alla tutela della salute che, in base alla normativa, dovrebbe giustificare le limitazioni poste, per l'Autorità sono sufficienti le campagne di informazione sui rischi per la salute derivanti dal tabagismo e i divieti di fumare in un'ampia tipologia di luoghi. In ogni caso, sottolinea la nota pubblicata sul bollettino n. 25 del 1° luglio, «del tutto ingiustificata con riferimento alla tutela della salute è la previsione contenuta nell'art. 23 della legge n. 1293/1957, ancora oggi in vigore, in forza della quale i titolari dei patentini sono tenuti ad acquistare i tabacchi per la rivendita esclusivamente dai rivenditori ordinari. Ciò in quanto si tratta di norma idonea ad incidere negativamente sugli utili generati dai titolari dei patentini, […], senza essere al contempo legata ad esigenze di protezione della salute pubblica». In sostanza, secondo l'Antitrust, devono essere «abolite le distanze minime, le valutazioni di produttività degli esercizi, le discriminazioni fra operatori in ragione del titolo di esercizio dell'attività e, più in generale, tutte le forme di programmazione della struttura dell'offerta».

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