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Alle regioni tirata d'orecchie sui carburanti

del 09/07/2013
di: Marilisa Bombi
Alle regioni tirata d'orecchie sui carburanti
Se il prezzo del carburante in Italia è tra i più elevati, mentre gli standard qualitativi della rete sono inferiori rispetto a quelli dei principali Paesi europei è, evidentemente, a causa di una disciplina non adeguata. L'Antitrust ha chiesto al Parlamento, al Governo e alle Regioni di intervenire concretamente in quanto le residue restrizioni all'accesso del mercato, stanno frenando l'evoluzione del settore, ostacolando di fatto l'ingresso di operatori più efficienti e dinamici. Inoltre, la presenza di barriere all'entrata blocca uno sviluppo qualitativo del settore, in termini sia di diversificazione dell'offerta dei prodotti oil, che di ampliamento dei servizi. In sostanza, l'Autorità ritiene che la razionalizzazione della rete, con l'uscita dal mercato degli impianti cosiddetti «incompatibili» rispetto alle normative urbanistiche e di sicurezza stradale, consentirebbe agli operatori del mercato di concentrare le proprie vendite su un numero più ridotto di punti vendita, riducendo l'incidenza dei costi fissi sui prezzi finali. Ma all'apertura di nuovi impianti contrasta, tra l'altro, ha osservato il Garante, la disciplina vincolistica che la maggioranza delle regioni ha introdotto a tutela dell'ambiente. A tale proposito, l'Antitrust, nell'invito il cui testo è stato pubblicato sul bollettino n. 25 del 1° luglio, osserva che va evitato che le regioni introducano, di volta in volta, e su base discrezionale, nuovi obblighi asimmetrici. E perché ciò non avvenga, è necessario che il Ministero dello sviluppo economico individui in maniera puntuale, anche sulla base di una ricognizione più ampia delle normative che rilevano per il settore, i requisiti e le caratteristiche che gli impianti di distribuzione carburante devono possedere, con riferimento a tutti gli impianti (già esistenti o da aprire) ed eventualmente diversificandoli in relazione alla rete viaria su cui gli stessi insistono. Il Garante, nelle sue considerazioni, dedica uno specifico paragrafo agli impianti ghost, ovvero quelli non presidiati self service che prevedono il pagamento automatico prima del prelievo e che molte regioni ammettono, immotivatamente, soltanto al di fuori dei centri abitati.

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