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Accertamenti, scadenze fisse senza deroga

del 06/07/2013
di: di Duilio Liburdi
Accertamenti, scadenze fisse senza deroga
Nessuna possibilità di deroga alle norme sulla decadenza del termine per l'accertamento se non quelle espressamente previste dalla legge. Quindi, un'operazione identificata come elusiva da parte dell'amministrazione finanziaria effettuata in un periodo di imposta non più rettificabile non può comportare comunque una contestazione su periodi di imposta successivi anche se, in tali periodi, si riverberano gli effetti della operazione precedente. In ogni caso, inoltre, ai fini della contestazione di elusività è l'amministrazione finanziaria a dover fornire la prova nonché la descrizione di quale sia il comportamento ritenuto invece corretto. Sono questi alcuni principi esposti nella sentenza della Ctr di Milano n. 31/44/13 del 25 febbraio 2013.

In sintesi, l'Agenzia delle entrate aveva contestato, con riferimento al periodo di imposta 2005 l'elusività di un'operazione effettuata nel corso del 2002 e che spiegava però i propri effetti anche nel periodo di imposta rettificata. Di fatto, nel caso di specie, si erano verificate tre operazioni: una fusione, una scissione e una successiva trasformazione in società semplice di una società commerciale avvalendosi delle disposizioni contenute nell'art. 29 della legge n. 449/1997 e dunque di una disposizione agevolativa. Proprio in relazione a quest'ultimo passaggio, dalla lettura della sentenza pare che la contestazione dell'Agenzia riguardasse esattamente tale ultima operazione ma senza indicazione, da parte dell'Agenzia stessa, dell'operazione ritenuta, invece, corretta. Quindi un aspetto anche probatorio nell'ambito dell'avviso di accertamento.

Il punto centrale è però quello della decadenza del potere di accertamento relativamente a uno specifico di imposta. La Commissione, fornendo una rigorosa lettura delle disposizioni contenute nell'art. 43 del dpr 600/1973 afferma che le deroghe al termine ordinario del 31 dicembre del quarto anno successivo a quello di presentazione della dichiarazione, sono assolutamente rigorose e disciplinate cosicché non è possibile introdurne di surrettizie. Per conseguenza, laddove una operazione che astrattamente è da considerarsi o può essere valutata come elusiva, anche nel caso in cui gli effetti della stessa dovessero riverberarsi su periodi di imposta successivi autonomamente accertabili, non potrà essere messa in discussione proprio in relazione a questi effetti.

Il principio delineato dai giudici della Commissione regionale di Milano appare rilevante nel senso che, una volta individuato, lo stesso può spiegare i propri effetti in diverse situazioni nelle quali la tassazione è influenzata da vicende precedenti. Si pensi, per esempio, al riporto a nuovo delle perdite che, una volta generate, possono essere utilizzate nei periodi di imposta successivi e senza limiti di tempo seppure in misura non superiore all'80% del reddito dei predetti periodi di imposta. Muovendo da tale assunto, dunque, il disconoscimento dell'utilizzo delle perdite potrà avvenire solo nel caso in cui l'Agenzia delle entrate sia in grado di contestare il periodo di imposta in cui le perdite in questione si sono generate.

Anche in tema di ripartizione dell'onere probatorio, laddove la contestazione riguardi l'elusività ovvero l'abuso di diritto, la pronuncia dei giudici milanesi si presenta interessante. Ciò in quanto vi è un riepilogo delle pronunce emanate dalla Corte di Cassazione sul tema e un loro inquadramento sistematico in relazione alla corretta applicazione del principio di abuso del diritto. Di fatto, attraverso l'analisi delle sentenze in questione si comprende anche la motivazione della proposta di riforma, inclusa nella legge delega, delle norme antielusive al fine del loro accorpamento in una unica fattispecie in virtù della quale da un lato l'amministrazione finanziaria dovrà soddisfare un onere probatorio indicando quale doveva essere l'operazione corretta in luogo di quella contestata. Mentre, in capo al contribuente graverà un onere probatorio in relazione alla validità delle ragioni e delle motivazioni, anche extra fiscali, dell'aver scelto un certo tipo di percorso.

Ulteriore passaggio interessante della sentenza è quello legato, nello specifico, all'utilizzo da parte del contribuente di una norma agevolativa in quanto i giudici milanesi di fatto affermano che se la finalità del legislatore è proprio quella del raggiungimento, per esempio, di una forma societaria, l'avere scelto tale forma rappresenta una conseguenza fisiologica dell'agevolazione perdurante peraltro anche per i dieci anni successivi. Quindi, nel caso di specie, da un lato la commissione rileva l'assenza di elusività dell'operazione e, dall'altro, afferma che non possano essere in modo indiretto prorogati i termini per l'accertamento di un periodo di imposta quando una ipotetica elusione spiega effetti nei periodi di imposta successivi.

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