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Per corrispondenza, imposta di registro limitata

del 06/07/2013
di: Franco Ricca
Per corrispondenza, imposta di registro limitata
La garanzia stipulata per corrispondenza, quando enunciata nell'atto giudiziario, paga l'imposta di registro soltanto per la parte non ancora eseguita; la base imponibile va infatti determinata ai sensi dell'art. 22, comma 3, del dpr 131/86 (testo unico registro), che in sostanza attualizza la capacità contributiva espressa al momento della formazione dell'atto non soggetto a registrazione in termine fisso. Lo ha chiarito la direzione normativa dell'Agenzia delle entrate con la risoluzione n. 46/E del 5 luglio 2013, rispondendo alla direzione del contenzioso, che segnalava comportamenti difformi degli uffici in merito all'applicazione dell'imposta di registro agli atti giudiziari recanti l'enunciazione di atti di garanzia formati per corrispondenza e, come tali, soggetti a registrazione soltanto in caso d'uso. Alcuni uffici, infatti, applicano l'imposta (dello 0,50%) sull'intero importo garantito, ai sensi dell'art. 43, comma 1, lett. f) del Tur, mentre altri solo sulla parte non ancora eseguita, ai sensi dell'art. 22, comma 3. La seconda tesi è stata accolta da diverse sentenze, ma anche la prima ha trovato avallo nella sentenza della cassazione del 12 marzo 2005, n. 6585.

Al riguardo, la risoluzione osserva che gli atti costitutivi di garanzie reali o personali a favore di terzi, ai sensi dell'art. 6 della tariffa, parte I, sono soggetti a registrazione in termine fisso e con l'applicazione dell'aliquota dello 0,50% sulla base imponibile rappresentata dalla somma garantita, ai sensi dell'art. 43. Se però tali atti sono formati per corrispondenza, l'art. 2, comma 1, lett. a), della parte II della tariffa prevede l'obbligo di registrazione solo in caso d'uso, ferma l'applicazione dell'imposta predetta. Nella fattispecie, l'atto è formato per corrispondenza, ma è enunciato in un atto dell'autorità giudiziaria, di regola un decreto ingiuntivo che condanna debitore principale e fideiussore al pagamento, sicché trova ingresso l'art. 22, comma 3, del Tur, il quale stabilisce che se l'atto giudiziario enuncia un atto non soggetto a registrazione in termine fisso, la base imponibile va determinata considerando solo la parte dell'atto enunciato «non ancora eseguita». In proposito, la Corte costituzionale, con sentenza n. 7 del 21/1/1999, ha statuito che quest'ultima disposizione garantisce il necessario collegamento fra il momento dell'imposizione e l'attualità della capacità contributiva espressa dall'atto enunciato, assoggettando all'imposta, diversamente che nell'ipotesi dell'atto soggetto a registrazione in termine fisso, solo la parte dell'atto enunciato in giudizio che non sia ancora eseguita. Alla stregua di tale statuizione, la risoluzione conclude che si deve tassare solo la prestazione non ancora eseguita, ovverossia, in sostanza, la parte di credito per la cui esecuzione è stato attivato il procedimento giudiziario.

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