Consulenza o Preventivo Gratuito

Chi vince l'appalto rischia di perderlo

del 05/07/2013
di: di Antonio Ciccia
Chi vince l'appalto rischia di perderlo
L'aggiudicatario, non in regola, rischia di perdere l'appalto, anche se chi ha impugnato la gara doveva essere escluso dal procedimento. Il giudice deve valutare tutte le offerte, sia dell'aggiudicatario sia di chi ha impugnato l'aggiudicazione, ed eventualmente annullare la procedura di aggiudicazione dell'appalto, che a quel punto è da rifare.

Cambiando radicalmente la tesi prevalente dei giudici amministrativi italiani, su sollecitazione del Tar Piemonte, la Corte di giustizia europea del Lussemburgo, con la sentenza del 4 luglio 20123, nella causa C-100/12, ha stabilito che «se l'aggiudicatario, che ha proposto ricorso incidentale in un giudizio amministrativo, solleva un'eccezione di inammissibilità fondata sul difetto di legittimazione a ricorrere dell'offerente/ricorrente, con la motivazione che l'offerta di quest'ultimo avrebbe dovuto essere esclusa dall'autorità aggiudicatrice per non conformità alle specifiche tecniche, la direttiva europea 89/665 non ammette che il ricorso sia dichiarato inammissibile senza verifica della compatibilità con le suddette specifiche tecniche dell'offerta sia dell'aggiudicatario, sia dell'offerente/ricorrente principale».

Cerchiamo di capire gli effetti della sentenza, partendo dalla giurisprudenza tradizionale dei Tar e del Consiglio di stato.

Il caso è quello del ricorso principale presentato da una ditta, che non ha vinto l'appalto, contro l'aggiudicazione assegnata a un'altra ditta. In corso di causa, la ditta, che ha vinto l'appalto, a sua volta, con un ricorso, chiamato incidentale, chiede al giudice amministrativo di dichiarare inammissibile il ricorso principale.

L'orientamento attuale della giurisprudenza amministrativa dice che l'esame di un ricorso incidentale, diretto a contestare la legittimazione del ricorrente principale, deve precedere l'esame del ricorso principale. Quindi, bisogna prima bisogna esaminare la domanda della ditta vincitrice, che contesta l'ammissibilità del ricorso della ditta perdente. Il Consiglio di stato ritiene, infatti, che la legittimazione a ricorrere contro la decisione di aggiudicazione di un appalto pubblico spetti soltanto al soggetto che abbia legittimamente partecipato alla procedura di aggiudicazione. Se la ditta perdente non ha i requisiti per partecipare all'appalto, allora non può nemmeno impugnare gli esiti dello stesso.

Il Tar Piemonte, davanti al quale pendeva un ricorso che proponeva il quesito di diritto, ha rinviato la questione alla corte di giustizia. Che ha ritenuto fondato il dubbio del Tribunale amministrativo piemontese e ha stabilito che devono essere verificate sia l'offerta del ricorrente principale (ditta perdente) sia l'offerta del ricorrente incidentale (ditta vincente). Nella sua sentenza, la Corte ricorda che la direttiva 89/665 obbliga gli stati europei a rendere accessibili le procedure di ricorso, a chiunque abbia o abbia avuto interesse a ottenere l'aggiudicazione di un determinato appalto e sia stato o rischi di essere leso a causa di una presunta violazione.

Nel procedimento italiano, il giudice ha constatato che sia offerta della ditta perdente sia l'offerta della ditte aggiudicataria non erano conformi alle specifiche tecniche.

In sostanza è solo per errore che l'offerta prescelta non sia stata esclusa al momento della verifica delle offerte, nonostante essa non rispettasse le specifiche tecniche della singola gara. Da qui la conclusione per cui la legislazione Ue non permette che un ricorso contro l'aggiudicazione di un appalto sia dichiarato inammissibile senza verifica della compatibilità con le specifiche tecniche dell'offerta sia dell'aggiudicatario, sia dell'offerente/ricorrente principale. Se in esito alla verificazione delle offerte presentate, il giudice constati che nessuna è conforme alle specifiche imposte dal piano, si apre la strada all'annullamento dell'aggiudicazione dell'appalto.

vota