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Due domande sulle liberalizzazioni del settore elettrico

del 04/07/2013
di: di Carlo De Masi
Due domande sulle liberalizzazioni del settore elettrico
A distanza di oltre 14 anni, dobbiamo porci due domande di fondo relative a un bilancio complessivo sulla liberalizzazione del settore elettrico: è stato un vero affare? E per chi?

È giunto il momento di capire se con questa liberalizzazione (mal realizzata) le imprese elettriche stanno meglio di prima. Se davvero si sono avvantaggiati cittadini, aziende e lavoratori o se invece essa si sia risolta in un gigantesco processo di finanziarizzazione, deindustrializzazione, internazionalizzazione, esternalizzazioni.

Purtroppo, l'azione combinata di questi fattori, associata all'assenza di una politica energetica nazionale, a un mix inadeguato di fonti primarie, all'insufficienza delle connessioni con il resto d'Europa, alla fluttuazione dei prezzi dei combustibili, al finanziamento a pioggia delle rinnovabili, ha determinato alcuni effetti negativi che, prevalentemente, si sono scaricati sull'occupazione diretta e indotta, sulle Imprese, sui costi dell'energia per clienti/utenti e sugli standard del servizio erogato non a livelli europei.

Di fronte a questi problemi servono scelte politiche finalizzate a: ridisegnare l'assetto del sistema elettrico e i meccanismi di supporto, riformulare liberalizzazione e struttura tariffaria (componenti, oneri, accise, incentivi alle rinnovabili, alla ricerca e all'innovazione, al decommissioning del nucleare).

È necessario riaffermare l'universalità del servizio elettrico, attivando un focus sulle aziende elettriche che, anche a seguito delle privatizzazioni, vivono una fase in cui prevalgono mancanza di coordinamento e di indirizzi strategici, con lacune che impattano sul profilo industriale e sul loro ruolo sociale. Alcune imprese, infatti, troppo spesso sono concentrate su performance finanziarie spinte, che incidono negativamente anche sulla qualità e uniformità del servizio ai cittadini.

Va ricordato che i processi di liberalizzazione hanno portato, inoltre, a una frammentazione, fra diversi attori, delle funzioni di garanzia che erano in precedenza esercitate dall'ex monopolista Enel.

Per queste ragioni, la Flaei-Cisl sollecita da tempo la costituzione di una cabina di regia/osservatorio del settore che possa caratterizzarsi come sede di programmazione e di concertazione tra tutti i soggetti coinvolti.

Si rende opportuna, quindi, un'azione finalizzata al coordinamento e controllo pubblico da parte del ministero dello sviluppo, in raccordo con gli altri ministeri interessati (Infrastrutture, Economia e Ambiente), per attuare quanto necessario alla realizzazione degli insediamenti energetici: rapporti istituzionali; piani e azioni compensative ai cittadini a livello locale; vincoli concessionari; accordi di programma sul territorio; semplificazione e certezza dei percorsi autorizzativi; bonifica ambientale dei siti produttivi dismessi; controllo tecnico/amministrativo sullo stato delle reti; coordinamento degli interventi necessari a garantire il rispetto di qualità del servizio.

L'Italia affrontando seriamente la questione energetica può dare una svolta allo sviluppo, a partire dal sud, ma deve porre a fondamento tre questioni cruciali: il mix equilibrato, la sicurezza dell'approvvigionamento e la tutela ambientale e sociale.

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