Consulenza o Preventivo Gratuito

Redditometro per presunzioni

del 02/07/2013
di: di Duilio Liburdi
Redditometro per presunzioni
Nuovo ostacolo per la difesa dal redditometro. In relazione all'acquisto di un immobile può operare la presunzione che l'acquisto stesso sia avvenuto a un prezzo superiore e pari al valore fissato ai fini dell'imposta di registro. Sarà il contribuente a dover provare che, invece, l'acquisto è avvenuto al prezzo transitato in atto. In ogni caso, nell'ottica del nuovo redditometro, l'indicazione pervenuta dalla Corte di cassazione con la sentenza n. 16334 del 28 giugno 2013 potrà trovare riscontro esclusivamente abbinando il meccanismo di accertamento con quanto risulta dai conti correnti. In questo, dunque, assumerà particolare rilevanza il legame tra redditometro e provvedimento sulle movimentazioni finanziarie.

Queste le conclusioni alle quali è possibile giungere sulla scorta della lettura della pronuncia della Cassazione che, per certi versi, può complicare almeno in apparenza la difesa rispetto a una contestazione che si fonda sul redditometro.

La vicenda riguarda il periodo di imposta 2000 e, dunque, un anno in cui era vigente l'art. 38 del dpr 600/1973, prima che venissero apportate le modifiche alla norma dal dl 78/2010. Nel caso di specie, la Cassazione fissa un principio di diritto valevole ai fini dell'accertamento delle imposte sui redditi e, più in particolare, attivabile proprio in relazione al redditometro nella parte in cui la norma valorizza gli incrementi patrimoniali, cioè gli acquisti di un bene che vengono suddivisi pro quota per più periodi di imposta, come elemento di rettifica.

Si afferma, nella sostanza, che, ai fini della determinazione della spesa per incrementi patrimoniali, il prezzo versato per l'acquisto di un bene, si deve presumere, sino a prova contraria fornita dal contribuente, corrispondente al valore eventualmente attribuito ai fini dell'imposta di registro.

È questa una presunzione che, quindi, può operare anche ai fini delle imposte sui redditi. Fermo restando però, che la sentenza della Commissione regionale è stata cassata con rinvio, accogliendo le doglianze del contribuente in merito alla assenza della valutazione delle circostanze di fatto. In altri termini, quindi, si tratta anche in questo caso di una presunzione semplice che può essere superata dal contribuente attestando che il prezzo effettivo pagato per l'acquisto del bene è quello risultante dall'atto di compravendita.

Vi è da immaginare, però, che gli uffici possano comunque prendere spunto da questa decisione per caricare ulteriormente la quota di incrementi patrimoniali in relazione ad un periodo di imposta, quale il 2008, ancora aperto in termini di accertamento da redditometro, seppure con tutte le limitazioni che comporta il fatto che, proprio il 2008, sia l'unico periodo di imposta ancora accertabile nell'ambito di un biennio per il quale operano le vecchie disposizioni.

Si tratta di comprendere invece, come questo principio possa incidere sulla applicazione del nuovo redditometro alla luce del fatto che, dopo la riforma operata dal dl 78/2010, il nuovo strumento di accertamento per le persone fisiche si fonda come criterio cardine sulla spesa e dunque su un fatto finanziario, avendo abbandonato il legislatore il concetto di incremento patrimoniale. Più in particolare, nel nuovo redditometro, l'acquisto di un bene dovrebbe rilevare per intero nell'anno di sostenimento della spesa al netto di disinvestimenti e importi finanziati da terzi (ad esempio, mutui accesi per l'acquisto).

Se così è, in attesa di conferme da parte dell'Agenzia delle entrate sul nuovo istituto, il principio delineato dalla Corte di Cassazione potrebbe operare in concreto esclusivamente laddove venga riscontrata una movimentazione anomala nei conti correnti o nell'ambito delle movimentazioni finanziarie del soggetto acquirente.

Ad esempio, se da un atto di acquisto di un immobile il contribuente risulta avere speso nell'anno di riferimento 100 mila euro, è vero che potrà operare da un lato la valutazione dell'immobile ai fini dell'imposta di registro (che potrebbe portare il costo presunto a 200 mila euro) ma, di contro, si dovrà pur avere riscontro di questa differenza in termini di movimentazione finanziaria in uscita o in entrata, in capo al soggetto venditore. Da qui, dunque, lo stretto legame che potrà esserci tra accertamento che si fonda sul redditometro e dati di natura finanziaria in possesso dell'Agenzia delle entrate, anche alla luce dell'avvio del nuovo sistema di comunicazione dei dati stessi. Se, infatti, il nuovo redditometro si fonda sul concetto di spesa effettiva, l'indicazione della Cassazione potrebbe rappresentare di certo un ostacolo alla difesa in caso di accertamento ma, nello stesso tempo, l'elemento accusatorio dovrà essere supportato da un incrocio di dati di natura finanziaria e potrà essere chiarito nell'ambito del contraddittorio obbligatorio previsto nel nuovo art. 38 del dpr 600/1973.

© Riproduzione riservata

vota