Consulenza o Preventivo Gratuito

Vendite franco fabbrica, il contratto tutela

del 02/07/2013
di: Franco Ricca
Vendite franco fabbrica, il contratto tutela
Passa dal contratto la tutela dei fornitori italiani alle prese con il problema di provare il trasferimento dei beni nelle cessioni intracomunitarie, soprattutto quando la vendita è «franco fabbrica». Per superare le difficoltà probatorie a proprio carico, le imprese possono inserire nei contratti commerciali e nei documenti di trasporto una clausola che impegna i cessionari a comunicare entro breve termine la mancata consegna della merce nel luogo convenuto, oppure eventuali variazioni, sotto comminatoria della responsabilità di rifusione delle somme che l'amministrazione finanziaria dovesse pretendere qualora accertasse il mancato trasferimento della merce e contestasse, quindi, la non imponibilità a Iva dell'operazione.

Queste, in sintesi, le indicazioni operative che Assonime suggerisce nella circolare n. 20 del 1° luglio 2013. Nel fare il punto sulla questione dopo gli ultimi contributi della prassi e della giurisprudenza, la circolare evidenzia come la soluzione definitiva potrebbe arrivare da una recente proposta della Commissione europea. L'esecutivo comunitario, infatti, riconosciute le difficoltà pratiche nell'applicazione del criterio di tassazione a destino delle operazioni «business to business», in quanto il fornitore spesso non conosce la destinazione delle merci che ha venduto perché il trasporto è organizzato dal cliente, suggerisce di considerare in questi casi, come luogo di effettuazione delle cessioni, quello in cui il cessionario ha la sede dell'attività economica oppure la stabile organizzazione acquirente dei beni.

Tornando ai consigli che Assonime indirizza alle sue associate, soprattutto alle imprese di dimensioni medio-grande, dotate di strutture in grado di esercitare influenza negoziale verso i clienti, una soluzione concreta è prevedere, nei contratti delle cessioni intracomunitarie e nei relativi documenti di trasporto consegnati ai vettori, l'assunzione da parte dei cessionari dell'obbligo specifico di comunicare l'eventuale mancata consegna dei prodotti nel luogo di destinazione indicato nel documento di trasporto ovvero la consegna degli stessi in luogo diverso da quello indicato nel documento, pena l'obbligo di risarcire il cedente delle somme che l'amministrazione dovesse pretendere in ragione del mancato trasferimento all'estero dei beni. Analogo impegno potrebbe essere imposto anche al soggetto che, per conto del cessionario comunitario, effettua il trasporto dei beni. In tal modo, verrebbe integrato l'apparato documentale che correda la cessione intracomunitaria e che è utile a dimostrare l'esistenza dei presupposti di legge. Simili clausole contrattuali, osserva Assonime, dovrebbero essere anche indicative della buona fede del cedente, requisito richiesto dalla giurisprudenza comunitaria e nazionale in materia, nell'ottica di un equilibrato bilanciamento dei principi di proporzionalità e di certezza del diritto, atteso che nelle cessioni «franco fabbrica» la realizzazione del trasporto è oggettivamente al di fuori della possibilità di controllo da parte del cedente. La questione, conclude Assonime, è comunque aperta, non avendo l'amministrazione finanziaria ancora avallato tali suggerimenti.

©Riproduzione riservata

vota