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Crediti d'imposta non dichiarati al recupero

del 26/06/2013
di: di Franco Ricca
Crediti d'imposta non dichiarati al recupero
Più facile il recupero dei crediti d'imposta non dichiarati. L'esistenza del credito Iva maturato in un anno per il quale non è stata presentata la dichiarazione, ma comunque scomputato in una dichiarazione successiva, può essere riconosciuta dall'ufficio in sede di verifica della comunicazione di irregolarità, senza che sia necessario attendere la mediazione o la conciliazione giudiziale. In tale sede, pertanto, l'importo indebitamente detratto troverà compensazione con il credito effettivamente esistente e il contribuente potrà chiudere la vicenda pagando soltanto gli interessi e la sanzione di un decimo. La procedura, che vale anche per i crediti delle imposte dirette, è però attivabile solo presso l'ufficio territorialmente competente, il quale mantiene il potere di effettuare controlli più approfonditi circa l'effettività del credito.

Questo, in sintesi, è quanto ha stabilito l'agenzia delle entrate con la circolare n. 21 del 25 giugno 2013, a parziale modifica delle conclusioni della precedente circolare n. 34/2012, che a sua volta aveva rettificato, riguardo al riporto delle eccedenze a credito risultati da periodi d'imposta con dichiarazione omessa, le più favorevoli indicazioni della risoluzione n. 74/2007.

Con tale risoluzione, l'Agenzia aveva ammesso che il credito Iva maturato in un anno in cui la dichiarazione annuale risulta omessa potesse essere computato in detrazione, al più tardi, con la dichiarazione relativa al secondo anno successivo a quello in cui il diritto alla detrazione è sorto, fermo restando il potere/dovere dell'ufficio, nell'ambito del programma annuale dell'attività di controllo, di accertare l'esistenza del credito maturato nell'anno in cui la dichiarazione è stata omessa, salvo il diritto del contribuente di chiedere invece il rimborso con la procedura di cui all'art. 21 del dlgs n. 546/92.

Successivamente, però, con la circolare n. 34/2012, uniformandosi ad un orientamento della Cassazione, l'Agenzia ha affermato che, in caso di omissione della dichiarazione annuale, l'eccedenza d'imposta a credito non può essere riportata nel periodo d'imposta successivo, ma è recuperabile solo attraverso un'istanza di rimborso ai sensi del citato art. 21. Detta circolare ha precisato, inoltre, che se il credito viene invece scomputato nella dichiarazione dell'anno successivo, l'ufficio, nell'ambito della procedura automatizzata di liquidazione, lo disconosce e provvede al recupero della conseguente maggiore imposta, insieme ai relativi interessi ed alla sanzione del 30%; in tal caso, in sede di eventuale mediazione pre-contenziosa oppure di conciliazione giudiziale, l'ufficio, su istanza del contribuente, potrà, previo accertamento del credito, ammettere la compensazione dell'imposta, fermo restando il pagamento degli interessi e della predetta sanzione, ridotta al 40% secondo quanto previsto dalle disposizioni che regolano i suddetti istituti deflativi.

Sennonché tali indicazioni, prefigurando l'istanza di mediazione o il ricorso come condizione necessaria al riconoscimento del credito, hanno portato ad un aumento del contenzioso per la definizione di situazioni che, spiega ora la circolare 21/2013, possono essere utilmente trattate in una fase antecedente, in ossequio ai principi di efficienza, economicità e speditezza dell'azione amministrativa.

La nuova circolare stabilisce pertanto che, a seguito del ricevimento della comunicazione di irregolarità, se il contribuente ritiene che il credito riportato sia spettante, può attestarne l'esistenza contabile esibendo all'ufficio competente, entro trenta giorni dal ricevimento della comunicazione, idonea documentazione (per esempio, per i crediti Iva, i relativi registri e le fatture). Così operando, il contribuente viene a trovarsi, seppure tardivamente, nella condizione in cui si sarebbe trovato se avesse presentato la dichiarazione. Qualora l'ufficio riscontri l'esistenza contabile del credito, fatti salvi eventuali controlli di merito nei termini di legge, potrà scomputare direttamente l'importo del credito medesimo dalle somme complessivamente dovute in base alla originaria comunicazione di irregolarità ed emettere, pertanto, una comunicazione definitiva con la rideterminazione delle somme da versare, che tengono conto della compensazione.

La circolare puntualizza che, essendo comunque legittima la comunicazione di irregolarità, restano dovuti gli interessi e la sanzione di cui all'art. 13, dlgs n. 471/97 (30% dell'imposta) sulla parte di credito riportata nella dichiarazione irregolare, sanzione che potrà essere ridotta a un terzo (ossia al 10% dell'imposta) qualora il contribuente provveda a pagare le somme dovute entro trenta giorni dal ricevimento della comunicazione definitiva contenente la rideterminazione delle somme dovute. La circolare precisa, infine, che l'esistenza contabile del credito può essere appurata esclusivamente dall'ufficio competente nei confronti del contribuente, che dovrà essere formalmente avvertito che tale riconoscimento non pregiudica il potere dell'amministrazione di controllare, ove lo ritenga opportuno e nei termini di legge, l'effettività sostanziale del credito e procedere, se del caso, al recupero dello stesso con le relative ulteriori conseguenze sanzionatorie.

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