Uckmar è stato anche Presidente della zona franca di Genova e, con la Fondazione Antonio Uckmar, ha seguito una ricerca commissionata dalla società della zona franca di Cagliari, per l'attuazione della zona franca doganale prevista dalla legge vigente nell'ambito del porto della città.
Domanda. Professore, è possibile una zona franca in Sardegna?
Risposta. Attualmente la legislazione europea, mentre riconosce la libertà di istituire zone franche aperte regolate dalle norme del deposito doganale e dirette ad agevolare tali operazioni, è restia nel consentire zone franche d'impresa che consentano agevolazioni con riguardo alle imposte dirette. Alcune aperture sono state manifestate con riguardo a Madeira, Canarie e Gibilterra, mentre non hanno avuto ancora seguito le aspirazioni tedesche per il porto di Amburgo. Sennonché, per l'apertura della procedura di autorizzazione da parte dell'Unione europea di una zona franca d'impresa occorre un apposito provvedimento legislativo da parte dello stato richiedente e non una semplice autorizzazione amministrativa come avviene per le zone franche aperte.
D. Ma la Sardegna avrebbe i requisiti per effettuare una simile richiesta?
R. Direi di si, sia per la collocazione territoriale alla periferia dell'Unione, sia, soprattutto, per le condizioni economico sociali in contrasto con le potenzialità della popolazione, oltreché per il fatto di disporre di approdi portuali di piena capacità, come Cagliari per quanto riguarda anche i fondali e come Porto Torres per l'ampia zona deindustrializzata. È una regione che ha una vita economica attiva solo per due mesi nel corso dell'anno mentre per il restante periodo è in crisi occupazionale.
D. Non ci sarebbero problemi di perdite di gettito?
R. No, perché il gettito per le imposte dirette da attività industriali nell'isola è di ben scarsa importanza, e anzi, lo Stato deve finanziare i costi della crisi dell'industria una volta prospera. Si deve inoltre tenere presente che, sulla sponda africana dirimpettaia, a Tangeri (zona franca) sono state fatte opere portuali e industriali le cui ricadute sotto il profilo dei traffici potrebbero interessare l'Europa proprio attraverso la Sardegna.
Un ultimo ammonimento arriva dalla classifica della World Bank: l'Italia si trova al 90° posto e addirittura al 124° per l'impatto fiscale. È dunque necessario procedere quantomeno a macchia di leopardo.
