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Basta aumenti, il fisco soffoca le aziende

del 22/06/2013
di: Pagina a cura di Lucia Basile
Basta aumenti, il fisco soffoca le aziende
Tassazione al top. Stop all'aumento dell'Iva e abolizione dell'Imu. Lo ha ribadito con ancor più vigore il presidente nazionale tributaristi Lapet Roberto Falcone. Se infatti fino a qualche giorno fa il governo aveva mostrato la ferma volontà di evitare tali interventi, ora l'orientamento prevalente sembra essere quello di procedere a un rinvio, e più precisamente alla Legge di stabilità di ottobre per l'Iva, mentre per l'Imu il nodo sarebbe rinviato a fine agosto.

«È necessario reperire le risorse per evitare non solo l'aumento dell'Iva ma anche per abolire l'Imu», ha evidenziato Falcone. «La copertura andrebbe ricercata in quelle misure che già abbiamo avuto modo di suggerire. In primis una politica monetaria espansiva. Rendendo infatti disponibile il circolante monetario si generano maggiori consumi, quindi più produzione e di conseguenza più occupazione. Sarebbe opportuna anche l'introduzione dell'imposta patrimoniale sui patrimoni di una certa rilevanza, da 2 milioni di euro in su, per esempio. E ancora, si potrebbe intervenire sui costi della burocrazia e quelli improduttivi dello Stato, sulla riduzione della spesa pubblica, riducendo o eliminando, dove possibile, le indennità pubbliche».

La tassazione nel nostro paese ha ormai raggiunto livelli oltre i quali non è più possibile andare. I numeri parlano chiaro. Un recente studio condotto da Cna ha stimato che la pressione fiscale media nazionale per un piccolo imprenditore si attesta al 70% e per assolvere all'onere tributario sono necessari ben 254 giorni l'anno, praticamente una scadenza ogni tre giorni. Il dossier inoltre ipotizza che il 20-30% delle aziende non sarà in grado di saldare l'acconto Irpef 2013 e il conguaglio 2012. «In una situazione come questa, è chiaro che ulteriori aumenti avrebbero conseguenze drammatiche per tutti: per i cittadini, per le imprese e per lo stesso Stato, dal momento che, l'incremento della pressione fiscale, accentuerebbe la contrazione delle entrate, a causa dei minori consumi e per la crescita delle prestazioni in nero», ha spiegato il presidente. Infatti, nel periodo settembre 2011-dicembre 2012, la riduzione del gettito è stata di 3,5 miliardi di euro, cui si aggiungono 2,375 miliardi di euro di minori entrate nei primi quattro mesi del 2013. Questo perché le famiglie hanno reagito all'incremento dei prezzi, riducendo i consumi, determinando un danno per lo Stato pari, al momento, a 5,875 miliardi di euro.

Interessanti anche le stime della Cgia di Mestre, secondo cui, l'aumento dell'Iva di un punto percentuale apporterebbe un aggravio medio per le famiglie italiane di 88 euro con nucleo familiare di 3 persone, per arrivare ai 100 euro, se il nucleo familiare è composto da 4 persone. I rincari che peseranno di più saranno quelli sul carburante o per l'acquisto dei capi di abbigliamento, calzature, mobili, elettrodomestici, articoli per la casa. «Praticamente a essere colpiti saranno tutti indistintamente», ha chiosato Falcone. «A pagarne le spese saranno ancora una volta i soliti noti». Anche i dati Istat rafforzano l'idea di evitare l'aumento Iva. Rispetto al 2011, la riduzione della spesa per consumi è stata del 4,3%, una variazione negativa molto superiore a quella registrata nel biennio 2008-2009, quando, al culmine della recessione, i consumi avevano segnato una caduta del 2,6%.

«Ora, alla luce di tali dati oggettivi, non esiste alcun motivo valido per cui tergiversare ancora sulla cancellazione dell'aumento Iva e dell'obbligo Imu». Questo l'auspicio dei tributaristi Lapet: occorre FARE, ma PRESTO.

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