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Decreto emergenze, oggi la fiducia alla camera

del 21/06/2013
di: Beatrice Migliorini
Decreto emergenze, oggi la fiducia alla camera
Sul decreto emergenze serve la fiducia. La prima del governo Letta. È, infatti, saltata l'intesa che, ieri mattina, era stata raggiunta alla camera sulla scrematura degli emendamenti che erano stati posti da palazzo Madama. Resta in programma per oggi quindi, il voto finale da parte dell'aula, utile per licenziare nuovamente il testo che il senato esaminerà a partire da lunedì 24 giungo, nel pomeriggio e, indicativamente, licenzierà martedì. Il tutto per riuscire a rispettare la scadenza del 25 giugno, data ultima stabilita per convertire il decreto emergenze in legge.

Si torna quindi al testo originale e poco più. Il decreto (43/2013) rivisto e corretto contiene, infatti, ancora le norme relative alle emergenze terremoto, al problema dei porti di Genova e Piombino e i lavori per l'Expo. A voler il ritorno alle origini, la conferenza dei capigruppo di Montecitorio che, all'unanimità, ha deciso di porre al voto dell'aula il testo nella sua prima versione, integrato solo con delle modifiche inerenti le grandi opere della Tav e della variante di Valico. Proprio la non eliminazione di questi due punti però, è stata la causa delle scintille che sono scattate tra M5S ed il governo, che hanno portato quest'ultimo a chiedere la prima fiducia dalla data di insediamento. In difesa della richiesta di fiducia, è intervenuto il ministro dei rapporti con il parlamento, Dario Franceschini, secondo cui «il decreto su cui è stata chiesta la fiducia contiene provvedimenti per affrontare emergenze come quelle di Piombino, L'Aquila, l'Emilia, il risarcimento per il porto di Genova e per i comuni per la Tav, di fronte alle quali, ogni tattica politica dovrebbe venire meno». A replicare alle dichiarazioni di Franceschini, il vicepresidente di Montecitorio, Luigi di Maio (M5S), secondo cui «nell'iter del decreto, tutti si aspettavano che la camera svolgesse solo il ruolo di mero notaio rispetto alle modifiche apportate al senato ma» ha continuato Di Maio «non è questo il compito che è chiamata a svolgere, ragion per cui i decreti omnibus non avranno più vita facile in aula». Tra i primi a parlare in difesa della decisione del l'esecutivo, era sceso anche Andrea De Maria (Pd), secondo cui «se non avessimo optato per il voto di fiducia, l'atteggiamento adottato dal M5S, avrebbe fatto saltare la conversione del decreto, facendo pagare un prezzo troppo alto alle vittime delle catastrofi naturali».

In disaccordo con la richiesta di fiducia, anche la Lega e Fratelli d'Italia, secondo cui «oltre all'imbarazzo nel dover paragonare il problema dei rifiuti di Napoli all'emergenza terremoto in Emilia, vediamo un governo che deve porre la fiducia, nonostante le mille parole spese sul ruolo del parlamento da parte del premier Letta».

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