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Il fondo formazione, tutela il lavoro

del 18/06/2013
di: La Redazione
Il fondo formazione, tutela il lavoro
Il decreto legge 21 maggio 2013 n. 54 affronta l'emergenza del rifinanziamento della cassa integrazione in deroga anche attraverso le risorse destinate alla formazione, incluse quelle destinate ai fondi interprofessionali per la formazione continua. Il fondo Formazienda, nell'intervista al direttore Rossella Spada, illustra la propria posizione sul tema.

Domanda. Direttore, qual è la posizione del fondo rispetto al recente intervento a favore del finanziamento della Cig?

Risposta. Era doveroso intervenire sul problema e rifinanziare la Cig. Il sostegno alle politiche passive recentemente attuato rappresenta, a nostro parere, un intervento necessario. Non concordiamo, invece, sul fatto che le risorse reperite a questo scopo siano state in pratica tolte a quelle destinate alla formazione. Questo poiché crediamo che in un momento così delicato per il mondo del lavoro si debbano invece rafforzare le misure di politica attiva. Togliere risorse alla formazione, strumento fondamentale per favorire l'occupabilità dei lavoratori, di certo non è in linea con questa filosofia.

D. Perché?

R. Perché la formazione è uno degli interventi che possono garantire crescita alle imprese e occupabilità ai lavoratori.

Il continuo aggiornamento e la costante crescita delle risorse umane generano un aumento della produttività e un miglioramento della qualità del lavoro. In termini più generali, si traduce in una crescita dell'impresa che ha investito nel sapere e nel saper fare.

La formazione può altresì garantire occupabilità, dal momento che l'opportunità di ricollocare i lavoratori in esubero sul mercato del lavoro è direttamente proporzionale alle competenze che essi possiedono.

La formazione rappresenta, pertanto, un intervento di politica attiva da non sottovalutare proprio in questo particolare momento storico, delicato non solo a livello economico ma anche a livello sociale.

D. In che senso delicato a livello sociale? A cosa si riferisce?

R. Sono diversi gli studi che testimoniano che a livelli bassi di istruzione e conoscenza corrispondono fenomeni d'involuzione sociale come, per esempio, lo sviluppo della criminalità, una democrazia poco partecipata, un basso livello di sviluppo generale, una scarsa propensione all'innovazione.

Se, poi, si tiene conto del fatto che l'Italia è considerata da sempre particolarmente vulnerabile dal punto di vista del capitale umano, si rinsalda ancor più la convinzione che togliere ulteriori risorse alla formazione non aiuta il sistema paese a crescere e a uscire da questa fase asfittica di stallo.

D. In che misura il fondo Formazienda concorre alla formazione dei lavoratori?

R. Il fondo nella sua storia ha finanziato più di 400 piani formativi, ma già nei primi 5 mesi del 2013 si è verificato un incremento parziale del 9% rispetto al 2012. Incremento che dimostra che le imprese ricorrono alla formazione anche in momenti difficili perché la considerano una chiave di volta per restare sul mercato. E allora, anziché togliere risorse utilizzate per finanziare misure di politica attiva, come la formazione, lavoriamo e consentiamo ai fondi interprofessionali di finanziare la formazione di una platea di destinatari più ampia, che parte dagli imprenditori e arriva agli inoccupati. Questo con l'obiettivo di continuare a sostenere le imprese nell'esercizio delle loro attività, ma anche per intraprendere nuove azioni di responsabilità volte a supportare chi da questo difficile momento dell'economia vuole uscire provando anche a intraprendere nuove opportunità.

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