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Stop alle attese, interventi urgenti per la ripresa

del 11/06/2013
di: di Manola Di Renzo
Stop alle attese, interventi urgenti per la ripresa
Prima la crisi e poi la disoccupazione. Crisi e disoccupazione, le grandi piaghe che oltre l'Italia hanno investito tutti i paesi dell'Eurozona.

Gli ultimi dati comunicati dall'Eurostat certificano un aumento, solo nel mese di aprile, profondamente preoccupante. È stato confermato che i più colpiti dalla mancanza di lavoro sono i giovani, solo in Italia il tasso di disoccupazione giovanile ha superato il 40%. Anche il presidente della Bce Mario Draghi, qualche giorno fa, ha dichiarato che le riforme del mercato del lavoro hanno scaricato tutta la flessibilità sulle spalle dei giovani, e lanciando un monito ai paesi coinvolti, li ha invitati a correggere le storture di una disoccupazione giovanile dai risultati arrivati a livelli inaccettabili.

«Ebbene la mancanza di lavoro sta corrodendo il nostro tessuto sociale», queste le parole del presidente del Cnai Orazio Di Renzo, che unisce la sua voce a quella delle altre organizzazioni allarmate per una situazione che non riesce a trovare vie di uscita.

«La mancanza di lavoro sta alterando le dinamiche della nostra società, rallentando le scelte di vita delle persone. Inoltre assistiamo a mutamenti strutturali della popolazione per via del tasso negativo di natalità; a breve il numero dei pensionati supererà quello della popolazione attività e non sono state messe in campo azioni di lungo periodo per fronteggiare un problema di tale portata».

Sarebbero necessari interventi immediati, tuttavia non vi sono risorse da destinare a piani per l'occupazione; sebbene le diverse banche centrali stanno mettendo a disposizione del mercato più moneta, questa viene risucchiata dai mercati finanziari. È fatto noto che il potere della finanza ha superato di gran lunga quello politico, tanto da ledere le volontà dei governi come nel caso di manovre strutturali.

Quindi secondo quanto esposto dal ministero del lavoro Giovannini, non verranno approntate riforme a metà anno, ma si valuteranno eventuali fondi disponibili; di conseguenza altro tempo per intervenire.

Se è vero il proverbio che dice «il tempo è denaro» allora non possiamo più aspettare.

Il presidente Di Renzo sostiene che «gli effetti scaturenti da questo lungo periodo di crisi e disoccupazione si ripercuoteranno non solo sull'economia, ma potrebbero intaccare la sicurezza del paese», ecco perché è importante agire al più presto.

Più a lungo rimarremo in questa situazione e più difficile sarà la ripresa; l'inattività dei giovani li renderà improduttivi e riportare i livelli di crescita economica a valori ottimali richiederà fatica e sacrifici, più di oggi.

I disoccupati attuali sono psicologicamente abbattuti, non vedono futuro e affrontano la vita giorno per giorno senza programmi.

Nel contempo stiamo alimentando una parte di società, che sta diventando opaca, priva di garanzie e di certezze, che tenderà a essere inaffidabile.

Secondo Di Renzo «se i tempi di inoccupazione dovessero prolungarsi oltre, i giovani perderanno parte del loro potenziale produttivo e assisteremo non solo alla perdita delle competenze, ma anche ad una nuova generazione basata sull'approssimazione del fare. Oggi, mentre i lavoratori qualificati stanno portando a termine il loro ciclo di vita professionale, con un bagaglio ricco di esperienza e capacità, i giovani non hanno l'opportunità di apprendere, con il risultato che le aziende manifestano sempre più difficoltà a trovare personale preparato e molti mestieri si vanno perdendo».

In tutta Europa, l'offerta di lavoro supera di gran lunga la domanda, ciò potrebbe sembrare un punto di vantaggio per le imprese avendo un bacino più grande e competitivo dal quale attingere, purtroppo si tratta prevalentemente di soggetti che non hanno mai svolto un lavoro, quindi privi di esperienza, in particolare giovani che non riescono a entrare in azienda almeno per cominciare a imparare. Le politiche di austerità fiscale in atto nel nostro paese, così come negli altri europei, volute anche dalla stessa Bce, esigono un tessuto imprenditoriale produttivo in grado di pagare imposte e tasse elevate contemporaneamente capace di generare ricchezza nel breve periodo, sempre per poter alimentare i mercati finanziari, però tali da non consentire l'ingresso di coloro che in qualche modo potrebbero rallentare la corsa.

In Italia hanno influenzato poi le politiche del lavoro, soprattutto l'intervento dell'ultima riforma del lavoro, che ha reso ancora più difficile assumere lavoratori.

Si è parlato tanto di flessibilità e globalizzazione come i nuovi traguardi del Duemila, per arrivare alla situazione che stiamo vivendo e aver capito che non tutte le novità sono da accettare a occhi chiusi. Forse non sarebbe sbagliato valutare la nostra reale convenienza a rimanere nell'Eurozona.

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