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Liberalizzazioni, la mistificazione continua

del 04/06/2013
di: La Redazione
Liberalizzazioni, la mistificazione continua
«Errare è umano, perseverare diabolico», annotava più di qualche secolo fa Sant'Agostino. Incurante dei danni (altro che benefici economici!) causati dalle finte politiche di liberalizzazione delle professioni (ma non solo di quelle), il legislatore europeo quanto quello nazionale vanno dritti per la loro strada continuando a mistificare la realtà. Ma poiché a lungo andare le verità sono destinate a venire sempre a galla, allora oggi è possibile assistere agli effetti nefasti di una politica miope che non mostra segnali di cambiamento. Ecco cosa è successo nelle ultime settimane

ORDINI DA LIBERALIZZARE

Nella Raccomandazione del Consiglio Ue sul programma nazionale di riforma 2013 dell'Italia e che formula un parere del Consiglio sul programma di stabilita dell'Italia 2012- 2017, all'art. 17 viene formulata la seguente osservazione: «Sono stati compiuti sforzi considerevoli verso la liberalizzazione del settore dei servizi, ma occorre spingere oltre la riforma delle professioni regolamentate per superare le restrizioni sussistenti...». Restrizioni?!? Ma di cosa stiamo parlando?!? Il comparto dei professionisti non è un sistema chiuso, considerato che negli ultimi dieci anni hanno avuto accesso oltre un milione di under 45enni che hanno quasi raddoppiato il numero degli iscritti. Questo vuol dire giovani preparati che hanno superato l'esame di stato, potendo così finalmente esercitare la loro professione in maniera seria e corretta. L'esame di stato dunque va preservato e valorizzato proprio perché garantisce prestazioni professionali di alta qualità. Liberalizzare le professioni non si può, non perché i professionisti si oppongono alle novità da introdurre, bensì perché le professioni sono già libere e non ha senso liberalizzarle oltre. Qualunque siano le novità da introdurre, nessuno può rendere ancora più libero l'esercizio della professione, a meno che con la parola liberalizzazione non si intenda permettere a chiunque di svolgere un'attività professionale. In questo caso a essere lesi sarebbero gli interessi degli stessi cittadini, che non vedrebbero più garantito il loro diritto ad avere prestazioni professionali di livello.

TASSARE IL LUSSO COSTA CARO

Il governo Monti quasi ci aveva convinto che tartassando i generi di lusso ci sarebbe stato un boom di incassi. E così sotto il ricatto dello spread sono stati introdotte delle norme che nessun paese civile e gestito con intelligenza adotterà mai. È il caso delle supertasse su nautica e auto di lusso ma che per il 2012 hanno fatto flop. Gettito stimato da questo regime «da terrore»: 155 milioni di euro; incassi effettivi: 25 milioni. Come mai? Perché c'è stata la fuga verso altri Paesi dove attraccare o immatricolare barche e macchine; ovvero questi beni di lusso sono stati ceduti. Ma la domanda che tutti ci dovremmo porre è: è vincente soffocare i consumi? Gli esempi sopra descritti dicono di no. Coscienti di questo si cerca di correre ai ripari, eliminando (anche solo parzialmente) alcune norme introdotte dal governo Monti. È il caso del limite alla circolazione del contante che sta creando moltissimi problemi gestionali, oltre che comprimere i consumi. Ma evidentemente qualcosa non è andato per il verso giusto, se il limite è stato aumentato per gli stranieri fino a 15 mila euro. È apparso cioè chiaro che il limite di 990euro era praticamente non rispettabile. A quando la rettifica anche per gli italiani?

RCA PIÙ LIBERA E PIÙ CARA

Altro esempio di pura mistificazione è l'assunto che la liberalizzazione delle tariffe assicurative comporti una riduzione delle stesse. E invece dal 1994, da quando cioè è terminato il regime dei prezzi amministrati, il costo delle polizze è cresciuto vertiginosamente e in modo isterico. Secondo un'indagine della Federconsumatori, gli assicurati pagavano in media 700 mila lire, il controvalore di 361 euro per assicurare un'auto di media cilindrata fino a 1.800 cc. Dopo vent'anni, il costo medio della stessa polizza per un auto di fascia media è lievitato a 1.250 euro con un aumento a 889 euro secchi (+190%) stimati nel 2013. Cui prodest? Una qualche idea comincia ad affiorare, anche se la miopia di questi provvedimenti è pari solo al danno che fanno al paese.

Rosario De Luca, presidente Fondazione Studi consulenti del lavoro

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