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L'arbitrato entra nelle controversie da bilancio

del 01/06/2013
di: di Corrado Malberti*
L'arbitrato entra nelle controversie da bilancio
Ok all'arbitrato anche in materia di bilancio. Con una sentenza pubblicata il 13 maggio 2013 (n. 6700/2013) il tribunale di Milano ha riconosciuto l'ammissibilità di una clausola compromissoria contenuta nello statuto di una srl relativa a controversie in tema di bilancio. La decisione dei giudici milanesi è importante perché si discosta dai precedenti orientamenti dello stesso tribunale di Milano (sentenze nn. 14079/2010 e 9574/2012) e della Cassazione (n. 18600/2011) che escludevano questa possibilità.

Il caso riguarda l'impugnazione di una delibera di approvazione del bilancio per violazione dei principi di veridicità, chiarezza e precisione. La società convenuta in giudizio da un socio sosteneva che la controversia dovesse essere devoluta alla cognizione arbitrale, in quanto lo statuto sociale prevedeva un'ampia clausola compromissoria relativa a «qualsiasi controversia dovesse insorgere... tra i soci e la società» in materia di «diritti disponibili relativi al rapporto sociale».

Il tribunale di Milano, in modo innovativo, si è pronunciato a favore della società, rifiutando la usuale distinzione tra controversie relative a diritti indisponibili, non compromettibili in arbitri, e controversie relative a diritti disponibili, che, invece, possono rientrare nel campo di applicazione di una clausola arbitrale statutaria. Più precisamente, l'impostazione disattesa riteneva che i diritti relativi ai principi di redazione del bilancio fossero indisponibili (quindi anche non compromettibili in arbitri) in quanto posti a tutela di interessi generali. Il tribunale di Milano, richiamando alcune decisioni della Cassazione, ha affermato invece che non possono essere oggetto di cognizione arbitrale soltanto le liti relative a materie per cui è prevista «un'assoluta indisponibilità del diritto», ipotesi che si verificherebbe unicamente qualora si sia in presenza di una nullità insanabile. Di conseguenza, dal momento che l'art. 2434-bis c.c., richiamato dall'art. 2479-ter c.c., esclude la possibilità di impugnare il bilancio dopo l'approvazione del bilancio dell'esercizio successivo, i giudici milanesi hanno ritenuto che una clausola arbitrale può riguardare anche controversie in materia di bilancio.

Si deve sottolineare inoltre che la portata innovativa della decisione non sembra limitata alle sole impugnative di bilancio: in un obiter dictum il tribunale di Milano afferma, infatti, che soltanto le controversie relative a delibere con cui si modifica l'oggetto sociale, prevedendo attività illecite o impossibili, non sono compromettibili in arbitri, perché soltanto in questo caso il vizio della delibera può sempre essere rilevato.

A supporto di questa impostazione liberale, la corte sottolinea anche che le clausole arbitrali societarie devono essere interpretate con un certo favor, in quanto l'art. 34 dlgs n. 5/2003, escludendo che gli arbitri possano essere nominati dalle parti, disciplina un vero e proprio sistema processuale alternativo di definizione delle liti e non un semplice componimento privato tra le parti di interessi e diritti.

Alla luce di questa decisione, da un punto di vista operativo, sembra ormai imprescindibile valutare in ogni caso con grande attenzione la possibilità di inserire clausole arbitrali negli statuti. Particolare attenzione dovrà essere prestata soprattutto all'esatta individuazione delle materie potenzialmente sottoposte alla cognizione arbitrale.

* in collaborazione

con il Consiglio

Notarile di Milano

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