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Adesione, non fa fede la data della spedizione

del 09/03/2010
di: di Luigi Giordano
Adesione, non fa fede la data della spedizione
Nel caso di accertamento con adesione, la data della spedizione con plico postale dell'istanza, da parte del contribuente, all'ufficio dell'agenzia delle entrate non fa fede, perciò è «non tempestiva», rispetto alla medesima istanza, materialmente protocollata entro la scadenza, da parte dell'ufficio. Questo il concetto ribadito con sentenza n. 31/01/10 del 23/02/2010 dalla ctp di Reggio Emilia. Il ricorso era stato esperito dal contribuente che, avendo aderito all'accertamento, inviava l'istanza qualche giorno prima della scadenza dei 60 giorni previsti, non ricevendo alcun seguito da parte dell'agenzia. L'ufficio, di contro, riceveva materialmente l'istanza e la protocollava, dopo la scadenza del termine, considerando, perciò tale istanza inammissibile per termine spirato. La parte ricorrente, quindi, procedeva al ricorso, eccependo il fatto che, per la presentazione dell'istanza di adesione, faceva fede la data di spedizione tramite plico postale. La ricorrente, presentava lo stesso ricorso successivamente alla normale scadenza poiché considerava che il termine per ricorrere (60 giorni) doveva essere conteggiato , dalla corretta, per la ricorrente, presentazione dell'istanza di adesione. Tale istanza, sempre a giudizio della ricorrente, diluiva i termini per ricorrere di ulteriori 90 giorni. L'ufficio si costituiva in giudizio obiettando che non esisteva una precisa norma che equiparava la «tempestività» della presentazione dell'istanza, alla data di spedizione postale. In ogni caso continuava l'ufficio, l'istanza era stata spedita in maniera non corretta, ovvero tramite busta chiusa e non con la procedura richiesta (senza busta, al fine di evitare la presentazione di buste vuote). La parte ricorrente con memoria ulteriore, richiamava la sentenza della Suprema corte di cassazione n . 520/02, la quale affermava che: il principio generale, in tema di notifica mezzo posta, non era la data del momento di ricezione, bensì quello della spedizione, a condizione che la ricezione fosse avvenuta. La ctp censurava le assunzioni della ricorrente che invocava la sentenza n. 520/02 della Suprema corte, in quanto la stessa sentenza era da considerarsi «principio generale». La tempestività dell'istanza di adesione, ribadiva la commissione, andava valutata nel momento in cui materialmente l'ufficio riceveva, protocollando, la stessa istanza. Non era condivisibile nemmeno la tesi dell'ufficio, relativamente alla busta chiusa, che qualora fosse stata ricevuta materialmente nei termini , rilevava come istanza di adesione tempestiva e, quindi, a tutti gli effetti valida. La commissione riteneva, quindi, non tempestiva, l'istanza di adesione della ricorrente, che veniva protocollata dall'agenzia in data successiva a quella della scadenza dei termini, né la stessa Corte giudicava provata la ulteriore tesi della ricorrente atta a censurare la procedura di smistamento della posta, fatta con colpevole ritardo, da parte dell'ufficio, poiché assolutamente non provata. Pertanto si conveniva che il ricorso presentato, anch'esso in ritardo, poiché la ricorrente intendeva l'istanza di adesione come regolare, era inammissibile per scadenza del termine di 60 giorni. Data l'inammissibilità del ricorso e la particolarità della fattispecie la ctp compensava le spese di giudizio.
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