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Condono sulla rendita catastale

del 09/03/2010
di: di Debora Alberici
Condono sulla rendita catastale
Può essere definita con condono fiscale la controversia che ha come oggetto la richiesta di un'imposta calcolata dal fisco sull'attribuzione della rendita catastale dell'immobile acquistato. La definizione agevolata non copre, però, quella relativa al classamento del bene stesso da parte del catasto.

Lo hanno stabilito le sezioni unite civili della Corte di cassazione che, con la sentenza n. 5289 del 6 marzo 2010, hanno risolto un contrasto di giurisprudenza accogliendo solo in parte il ricorso dell'amministrazione finanziaria presentato contro una decisione della commissione tributaria regionale del Piemonte che aveva dichiarato cessata la materia del contendere in una causa nella quale la contribuente aveva presentato istanza di condono delle imposte a lei notificate e calcolate su una rendita catastale, pure contestata.

In sostanza, il condono, secondo il massimo consesso di piazza Cavour, copre soltanto la liquidazione dell'imposta calcolata sulla rendita contestata e non il classamento dell'immobile.

Secondo il principio affermato in fondo alle motivazioni «la controversia nata dal ricorso del contribuente avverso un avviso di liquidazione di imposta, a seguito dell'attribuzione della rendita ad un immobile, non accatastato, per il quale le parti hanno dichiarato al momento della sua compravendita, di volersi avvalere delle disposizioni di cui all'art. 12 dl n. 70 del 1988, nel caso in cui, il ricorso investa anche il provvedimento di «classamento», perché conosciuto soltanto con la notifica dell'avviso di liquidazione, ha un duplice oggetto, uno derivante dalla impugnazione dell'atto impositivo, in relazione al quale si verifica la situazione di «lite pendente», ai sensi dell'art. 16 della legge n. 289/2002, definibile quindi in base alla stessa disposizione di legge, ed un altro che deriva dalla contestazione del classamento e dei criteri di attribuzione della rendita catastale che non ha ad oggetto una specifica pretesa fiscale e non può essere definito in base alla citata disposizione agevolativi.

In quindici pagine di sentenza gli Ermellini hanno spiegato che la controversia sulla liquidazione dell'imposta non ha ad oggetto «la corretta applicazione della rendita catastale, bensì il presupposto stesso della liquidazione dell'imposta».

Dunque, non siamo nell'ipotesi della liquidazione automatica non contestabile e quindi non suscettibile di definizione agevolata. Né siamo in presenza di «una controversia che contesta direttamente i criteri di calcolo dei tributi (la cui applicazione è stata richiesta dalla stessa contribuente), bensì siamo in presenza di una controversia che ha ad oggetto, in via pregiudiziale, i presupposti della valutazione automatica».

E infatti nel caso sottoposto all'esame del Collegio esteso la lite, «pur avendo ad oggetto due diverse questioni, ciascuna delle quali in ipotesi non condonabili, diventa condonabile nella parte relativa al debito di imposta in quanto condizionato dall'esito della controversia non condonabile sul classamento dell'immobile».

L'incertezza dell'esito della lite presupposta, insomma, fa si che la lite sulla liquidazione dell'imposta dovuta non può essere considerata «una non-lite», ovvero una controversia su un atto di mera attuazione della volontà della contribuente, bensì una lite sull'ammontare, incerto, dell'obbligazione tributaria; «quindi, una lite condonabile».

A chiudere il sipario sulla vicenda sarà la commissione tributaria regionale piemontese chiamata a decidere, questa volta, soltanto sulla contestazione concernente il classamento dell'immobile perché sul calcolo dell'imposta l'istanza di condono è già diventata definitiva.

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