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Istituire un albo ufficiale per i lobbisti

del 24/05/2013
di: di Gianluca Sgueo
Istituire un albo ufficiale per i lobbisti
Istituire un albo ufficiale dei portatori di interessi e collocarlo presso tutte le istituzioni, comprese le assemblee regionali. Attribuire a tutti i lobbisti registrati il diritto di intervento nell'istruttoria legislativa. Obbligare tutte le istituzioni a dare conto nelle decisioni dell'interazione avuta con privati e aziende (lo scopo di eliminare potenziali conflitti di interesse). È pronto il disegno di legge sulle lobby che il ministro delle riforme costituzionali, Gaetano Quagliariello, dovrebbe portare già in uno dei prossimi consigli dei ministri. È la seconda volta nella storia repubblicana che il governo tenta di disciplinare la materia. L'unico precedente, infruttuoso, risale alla quindicesima legislatura, anno 2007, su proposta dell'allora ministro per l'attuazione del programma Giulio Santagata.

Nei giorni scorsi il Gabinetto del ministero ha lavorato prendendo spunto da più testi. Tra questi c'è il rapporto dei saggi (uno dei quali era proprio Gaetano Quagliariello) nominati dal presidente Napolitano ad aprile, ma anche quello dell'associazione Il Chiostro (un network di lobbisti attivo dal 2007 con l'obiettivo di garantire trasparenza e credibilità alla professione) e alcuni passaggi del disegno di legge anti-corruzione che Brunetta presentò nel 2011 da ministro della funzione pubblica.

Tra i nodi che il Consiglio dovrà sciogliere c'è quello che, a suo tempo, incontrò anche Santagata: è legittima una norma del governo che impone al Parlamento l'adozione di un registro? Nel 2007 prevalse la tesi contraria. Senato e Camera infatti non comparivano nell'elenco dei «decisori pubblici». Si auspicò che i due rami del parlamento intervenissero autonomamente modificando i rispettivi regolamenti in conformità alla legge. Non è ancora chiaro se l'attuale governo tenterà una strada diversa. Le ipotesi sono aperte e, nei prossimi giorni, il ministero continuerà le consultazioni con gli addetti ai lavori per limare il testo.

Nel frattempo anche il Parlamento si muove. Il 7 maggio Riccardo Nencini, senatore e segretario del Partito socialista, ha depositato in Senato la prima proposta di legge sulle lobby della nuova legislatura che è, al tempo stesso, la 52esima in quasi 40 anni di attività parlamentare (la prima proposta risale al 1976). Prevede la creazione di una struttura di coordinamento presso la presidenza del consiglio, una sorta di «cabina di regia» del lobbying. Obbliga i lobbisti a iscriversi al registro, a rispettare un codice deontologico e a rendicontare ogni anno l'attività svolta. Devono essere resi pubblici il volume d'affari, i clienti e i progetti su cui si è lavorato. Pene severe per i trasgressori. Chi fosse scoperto a esercitare attività di pressione senza essere in regola con il registro e gli obblighi di trasparenza rischia un'ammenda e, nei casi più gravi, l'espulsione. Il disegno di legge, che dovrebbe essere presentato in conferenza stampa a Montecitorio il 4 giugno, va ovviamente a incastrarsi con quello del governo dovendo al contempo superare lo scoglio più importante, quello dell'esame in Commissione.

In realtà in Italia da più di un anno è in corso una sperimentazione a livello governativo. Grazie al lavoro del consigliere di stato Michele Corradino (che nel 2007 era capo di gabinetto di Santagata) e di Pier Luigi Petrillo, il ministero delle politiche agricole da febbraio dello scorso anno ha creato l'Unità per la trasparenza che si occupa proprio di lobbisti. Finora hanno chiesto e ottenuto la registrazione nell'elenco dei rappresentanti di interessi 98 tra singoli professionisti, associazioni di categoria, società di lobbying e, ovviamente, aziende. Altre 100 sono in istruttoria. Tra i tanti spiccano i nomi di Enel, Lipu, dell'associazione Slow Food e di Nomos. L'Unità avrebbe dovuto pubblicare un primo rapporto a gennaio. Poi, complice la campagna elettorale, si è preferito attendere l'arrivo del nuovo governo. Così oggi attendono che il ministro appena insediato (si veda articolo a lato) – che ha già espresso parere positivo nei confronti dell'iniziativa – affronti alcuni punti cruciali e rimasti in sospeso, due in particolare. Anzitutto, il grado di trasparenza da scegliere. La domanda, in altre parole, riguarda quanta e quale diffusione dare ai dati in possesso del ministero. Il secondo punto riguarda le procedure. Bisogna capire in che modo garantire agli iscritti benefit tali da giustificare l'iscrizione all'elenco e l'assoggettamento al regime di trasparenza del ministero.

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