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Diritto d'accesso civico, una riforma che rischia

del 21/05/2013
di: Fabio Amici - Milano
Diritto d'accesso civico, una riforma che rischia
Il Diritto di accesso civico introdotto dall'art. 5 del dlgs 14 marzo 2013, n. 33 (cioè il diritto di accesso del cittadino ai documenti amministrativi) è una riforma epocale. Basta pensare ai numerosissimi giudizi amministrativi al Tar e al Consiglio di stato ancora pendenti per diniego da parte della p.a. del diritto di accesso al procedimento amministrativo ex legge 241/1990, per comprendere il valore civico della norma. Mi viene in mente, al riguardo, il Muro di Berlino che è caduto ma, purtroppo, i cittadini non essendosene ancora accorti… anche perché a mio parere non adeguatamente informati dai mass media, continuano a rimanere nella Berlino Est!

Oltre ai controlli di regolarità amministrativo-contabile svolti dai Revisori dei conti, all'attività di controllo esterno e di indirizzo espletata dalle Sezioni di controllo della Corte dei conti, dalle Ragionerie territoriali dello stato e dal Mef Sifip (Servizio ispettivo di finanza), sono molto utili i vari compiti di controllo interno manageriale riconosciuti agli Organismi interni di valutazione (Oiv, ex nuclei di valutazione), i controlli interni, di gestione (risultato) e strategici (rafforzati con dl 174/2012), il bilancio sociale, la contabilità analitica per centri di costi, i costi standard e la comparazione dei risultati ottenuti con quelli di comparto.

Infine, non si può non ricordare tutta l'attività di consulenza, monitoraggio e stimolo verso tutte le p.a. quotidianamente svolta dall'autorità indipendente Civit rilevabile soprattutto dalle preziose notizie e documenti pubblicati sul relativo sito internet www.civit.it che conferma la reale volontà governativa di attuare seriamente, in tempi rapidi, la riforma. Persino l'Anci ha emanato in materia delle linee guida per i comuni.

Credo che l'insieme di tutte queste modalità operative possa contribuire in modo determinante a creare le basi per una reale democrazia partecipata, mediante un «patto sociale» trasparente con i cittadini per un miglioramento effettivo della qualità dei servizi, contribuendo in modo significativo al perseguimento del bene comune con rilevanti benefici futuri per tutti.

Pur tenendo conto che le leggi di cui si tratta sono molto recenti, ho purtroppo constatato che la quasi totalità dei cittadini (compresi molti Funzionari che lavorano negli uffici pubblici) non conosce adeguatamente i principali contenuti della suddetta riforma in atto. Il mancato coinvolgimento dei cittadini mediante una adeguata campagna informativa e la possibilità che un futuro governo possa rallentare o contrastare la riforma in atto, rischiano seriamente di far fallire la riforma stessa. Sarebbe un vero peccato anche per le generazioni future.

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