Consulenza o Preventivo Gratuito

Partite Iva, serve il monitoraggio a livello europeo

del 21/05/2013
di: Gabriele Liberatore
Partite Iva, serve il monitoraggio a livello europeo
La fatturazione delle operazioni non territoriali non è attualmente supportata da un adeguato sistema di controllo delle partite Iva comunitarie. Le nuove ipotesi di fatturazione introdotte dal comma 6-bis, lett. a), dell'art. 21 del dpr 633/72 impongono agli operatori economici l'accortezza, per non dire l'obbligo, di verificare la validità del codice Iva della controparte comunitaria. Di fatto, però, il controllo risulta a oggi complesso. La citata previsione normativa ha ampliato notevolmente l'alveo delle operazioni soggette a fatturazione, prevedendo inoltre l'obbligo di emissione della fattura anche per le cessioni di beni e le prestazioni di servizio. Queste purché effettuate da soggetti passivi stabiliti nel territorio dello stato che «non siano soggette all'imposta ai sensi degli articoli da 7 a 7-septies» se «effettuate nei confronti di un soggetto passivo che è debitore dell'imposta in un altro stato membro dell'Unione europea». Il cessionario o committente, dal 1° gennaio 2013, deve documentare le operazioni in questione, integrando la fattura estera, così come già previsto per le operazioni intra comunitarie. Il citato metodo di fatturazione impone al fornitore la previa verifica della veste con cui la controparte agisce e, precisamente, se sia un business o un privato consumatore. In quest'ultima ipotesi sorge infatti, l'obbligo di identificarsi direttamente o nominare un rappresentante fiscale nello stato estero ove è stabilito il consumer.

Per le cessioni intracomunitarie il dl 331/93 impone l'obbligo di verificare la validità del numero di identificazione Iva del cliente. A tal fine l'Unione europea ha predisposto un archivio ad hoc denominato Vies (Vat information exchange system). La ratio della norma è da ravvisarsi nell'inversione del normale funzionamento dell'Iva prevista per le operazioni soggette a reverse charge. Nel caso di specie le operazioni intracomunitarie, dove vengono individuati il cessionario o il committente quali debitori d'imposta. Per analogia anche nelle nuove ipotesi previste dal citato comma 6-bis dell'art. 21, essendo anche qui imposto il sistema dell'inversione contabile, si rende indispensabile poter verificare la partita Iva della controparte. Per effettuare detto controllo si potrebbe utilizzare, impropriamente, il sistema Vies ma il legislatore nazionale dal 2011, recependo il Regolamento comunitario 904/2010, ha modificato il criterio di inserimento degli identificativi Iva. Ora, nel data base transitano esclusivamente gli operatori autorizzati a effettuare le operazioni intracomunitarie mentre, prima della riforma, erano visibili tutte le partite Iva nazionali. Da sottolineare che, dal 2003, anche la Spagna ha attivato un apposito Registro degli operatori intracomunitari, denominato Roi, ma dello stesso avviso non sono stati la maggior parte degli altri stati dell'Unione europea. Il legislatore nazionale è corso ai ripari inserendo, dal 29 aprile 2012, l'art. 35-quater nel decreto Iva, con il fine di rendere disponibili, a chiunque, con servizio di libero accesso, le informazioni di tutte le partite Iva nazionali.

A oggi è presente un rilevante gap informativo nella verifica delle partita Iva comunitarie e, di fatto, risulta, arduo controllare i codici Iva dei soggetti passivi europei, che non siano stati autorizzati o non abbiano richiesto il nullaosta per l'effettuazione delle operazioni intracomunitarie. L'Unione europea non ha ancora fornito un'adeguata risposta in merito, e la direttiva 2010/45 poteva rappresentare l'occasione giusta per colmare la lacuna informativa. Comunque, in attesa dell'implementazione del data base comunitario, potrebbe rivelarsi utile effettuare un controllo nei singoli archivi nazionali sempre se attivati dalle rispettive amministrazioni fiscali.

© Riproduzione riservata

vota