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Scommettere sul made in Italy agroalimentare

del 17/05/2013
di: La Redazione
Scommettere sul made in Italy agroalimentare
Conoscere, valorizzare e innovare. È questa la ricetta dei dottori agronomi e dei dottori forestali per far ripartire l'economia del Paese sfruttando la più grande risorsa del Paese insieme al patrimonio artistico-paesaggistico: l'agroalimentare made in Italy. «La conoscenza in tutti i settori è il motore dell'innovazione e dello sviluppo», sintetizza Andrea Sisti, presidente del Conaf, che da Riva del Garda lancia il suo manifesto per la valorizzazione della bioeconomia quale settore di sviluppo. «Il Paese», continua il presidente del Conaf, «in questi anni è cresciuto enormemente nel Made in Italy agroalimentare. Molte aziende seguite da validi colleghi hanno investito nella diversificazione e nel trasformazione delle materie prime di qualità esportando i prodotti in tutto il mondo. Diverso è l'aspetto del legame tra territorio e produzione, turismo e organizzazione dell'offerta. Il Paesaggio come elemento strutturale di organizzazione valorizzazione e promozione del nostro made in Italy non si è ancora affermato in modo organico. Occorre pertanto promuovere un azione di progettazione dei territori legati alle produzioni di origine, realizzare una matrice nazionale e promuoverla costantemente all'estero. Quindi investire nel Paesaggio, bene monopolistico in grado di attrarre investimenti ed al tempo stesso in grado promuovere il made in Italy». Una valorizzazione delle nostre risorse che però non può prescindere dall'innovazione. Per Sisti «gli anni 90 e in parte quelli del Duemila sono stati quelli della «qualità», oggi nel nostro Paese per far ripartire l'economia, nel solco della qualità occorre innovare. Promuovere «l'innovazione di qualità» è l'altro punto essenziale per far crescere il nostro Paese. Investire sulla ricerca partecipata dove professionisti, imprenditori e ricercatori si mettono insieme per sviluppare progetti».

Infine la conoscenza quale leva per la crescita. «Non deve passare il principio del momento che studiare oggi non serve a niente», conclude il leader della categoria. «Chi si laurea non deve mai smettere di investire su se stesso. L'Italia ha bisogno di donne e uomini che investono su stessi e di uno Stato che crede nella conoscenza».

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