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Intermediazioni estere senza Iva

del 06/03/2010
di: di Franco Ricca
Intermediazioni estere senza Iva
Niente Iva sulle intermediazioni relative a vendite «estero su estero»: il dlgs n. 18/2010, adeguando la norma interna a quella comunitaria, stabilisce che si tratta di prestazioni non imponibili. È dunque scongiurato il rischio che, per effetto delle nuove regole di territorialità, queste intermediazioni, quando commissionate da soggetti passivi italiani, debbano essere assoggettate all'imposta. Prima della modifica apportata dall'art. 1, lett. f) del dlgs n. 18/2010, la disposizione dell'art. 9, n. 7) del dpr 633/72 dichiarava non imponibili, tra l'altro, i servizi di intermediazione relativi a beni in importazione, in esportazione o in transito, ma non anche quelli relativi a beni venduti allo stato estero. Il trattamento di non imponibilità, pertanto, non poteva applicarsi, per esempio, alla prestazione dell'intermediario che interveniva in una cessione di merci dalla Svizzera agli Stati Uniti, non essendo tale cessione qualificabile né esportazione, né importazione, né transito. La disposizione non era però in linea con la normativa comunitaria, in quanto l'art. 153 della direttiva n. 112 del 2006 stabilisce che «gli stati membri esentano le prestazioni di servizi effettuate dagli intermediari che agiscono in nome e per conto di terzi, quando intervengono… in operazioni effettuate fuori della Comunità». La norma della direttiva, come si vede, estende il regime di favore anche alle intermediazioni relative a vendite (e a operazioni in genere) effettuate fuori della Comunità, senza concedere agli stati membri discrezionalità per disporre diversamente.

Fino al 31 dicembre 2009, comunque, questo disallineamento non provocava problemi, poiché le previgenti disposizioni in materia di territorialità delle intermediazioni, dettate dalla lettera f-quinquies) del quarto comma dell'art. 7, dpr 633/72 (così come rettificate dalla legge n. 88/2009), dichiaravano fuori campo Iva le prestazioni di intermediazione relative ad operazioni effettuate fuori della Comunità. Il discorso è cambiato con l'entrata in vigore, dal 1° gennaio 2010, della nuova disciplina della territorialità delineata dalla direttiva n. 8 del 2008, le cui disposizioni sono state recepite con il citato dlgs n. 18/2010. Nella nuova disciplina, infatti, le prestazioni di intermediazione rese a soggetti passivi non sono più regolate da criteri speciali di territorialità, ma ricadono nella regola generale che individua quale luogo della prestazione il domicilio del committente soggetto passivo. Di conseguenza, l'intermediazione commissionata da un'impresa italiana è ora in ogni caso territoriale nel nostro paese, indipendentemente dal luogo in cui è effettuata l'operazione intermediata. In mancanza di una modifica all'art. 9, n. 7), pertanto, la prestazione di intermediazione relativa a vendite di beni «allo stato estero» per conto di un soggetto passivo italiano, divenuta territorialmente rilevante, sarebbe inoltre risultata, come più volte segnalato da ItaliaOggi, imponibile, in contrasto con l'art. 153 della direttiva 112. Opportunamente, quindi, il dlgs n. 18/2010 ha finalmente provveduto ad allineare la norma nazionale a quella comunitaria, estendendo il trattamento di non imponibilità previsto dall'art. 9, n. 7), anche ai servizi di intermediazione «relativi ad operazioni effettuate fuori del territorio della Comunità». Deve ritenersi che la modifica normativa, seppure formalmente in vigore dal 20 febbraio 2010, sia applicabile anche alle operazioni effettuate precedentemente, non soltanto perché l'art. 5 del dlgs 18/2010 retrodata la decorrenza delle disposizioni al 1° gennaio 2010, ma soprattutto perché il trattamento di non imponibilità (o di esenzione con diritto a detrazione, secondo la terminologia comunitaria) si fonda su una norma precisa e incondizionata della direttiva.

Operazioni creditizie, finanziarie e assicurative. L'art. 9 del dpr 633/72 è interessato da un'altra modifica apportata dall'art. 1 del dlgs 18/2010, ossia l'abrogazione del n. 12), che dichiarava non imponibili le operazioni esenti di cui ai nn. da 1 a 4 dell'art. 10, allorché effettuate nei confronti di soggetti extracomunitari oppure relative a beni destinati ad essere esportati fuori della Comunità. Per conseguenza, le predette operazioni (concessione di crediti, assicurazioni, operazioni relative a valute, a titoli e a quote sociali, ecc.) costituiscono in ogni caso operazioni esenti. Si tratta di una modifica formale, priva di riflessi sostanziali, dato che è stato contemporaneamente integrato l'art. 19, comma 3 del dpr 633/72, al fine di stabilire che le operazioni esenti in esame, se effettuate nei confronti di soggetti extracomunitari oppure relative a beni destinati ad essere esportati fuori della Comunità, si considerano operazioni con diritto alla detrazione.

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