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L'Italia malata. Di burocrazia

del 17/05/2013
di: di Marino Longoni
L'Italia malata. Di burocrazia
È la burocrazia uno dei maggiori ostacoli alla crescita del paese. Una burocrazia che, nella lunga parentesi del governo dei tecnici, sembra aver rialzato la cresta: e adesso si cominciano a vedere i danni. È questo uno dei temi principali emersi nel corso del primo congresso dei consulenti del lavoro di Monza e Brianza, che si è svolto ieri all'interno del parco della Villa reale. Un paio di esempi concreti di situazioni paradossali sono raccontati nelle due lettere pubblicate in questa stessa pagina: da una parte l'informatizzazione dell'Inps che si scontra con le informazioni errate date dai call center e con la necessità di «mandare un fax» (e aspettare poi la risposta per qualche settimana) anche per le pratiche più semplici. Dall'altra funzionari che non riescono a distinguere un consulente da un responsabile legale di un'azienda, tanto da avviare azioni penali prive di alcun fondamento ma in grado di provocare ai diretti interessati danni irreparabili, come l'esclusione dall'albo professionale.

Ci sono anche ragioni più strutturali: una di queste è stata identificata dal presidente del consiglio nazionale dell'ordine dei consulenti del lavoro, Marina Calderone, nella riforma dell'articolo 117 della costituzione, che ha portato a una frammentazione normativa insopportabile in materia di lavoro. Ora infatti ci sono venti regimi diversi in materia di apprendistato, venti in materia di tirocinio e altrettanti sulla cassa integrazione in deroga. Con l'ulteriore conseguenza che se le regioni più strutturate sono riuscite a darsi norme tutto sommato ragionevoli, in alcune regioni si naviga ancora in vuoti legislativi. Infatti un giovane sardo, a differenza del suo coetaneo lombardo, non riuscirà mai ad ottenere un contratto di apprendistato, perché nella sua regione non si saprebbe quali regole applicare. Oltretutto in ogni regione le norme, anche quelle nazionali, vengono interpretate in modo diverso, con il risultato che la confusione non fa altro che aumentare e la certezza del diritto è ormai solo un ricordo degli anni lontani dell'università.

La Calderone ha anche denunciato che dopo la legge Fornero c'è stata una recrudescenza degli adempimenti inutili, come se il ceto degli alti burocrati abbia approfittato della debolezza della politica per ritagliarsi un ruolo di maggior potere. Sulle spalle, naturalmente, delle imprese e dei loro consulenti. «Talvolta», ha sottolineato il presidente, «i burocrati cercano di perpetuare un potere fine a se stesso. Prendiamo ad esempio il decreto sui debiti della p.a.: sono stati inseriti ben nove adempimenti (tutti molto complessi) per disciplinare le la restituzione dei crediti delle imprese. Sembra che lo Stato dica agli imprenditori: siete proprio sicuri di volerli questi soldi? Invece si tratta solo di dar seguito a un diritto!».

Sulle ventilate modifiche alla riforma Fornero, la Calderone ha dichiarato che «sono ancora in fase di studio» anticipando che i correttivi più importanti potrebbero riguardare: la staffetta generazionale, ovvero le forme di incentivazione in uscita a fronte di nuovi ingressi di giovani lavoratori; la flessibilità in entrata, con l'unificazione del contratto di lavoro accessorio e quello intermittente; l'apprendistato, con l'eliminazione del vincolo di assunzione a fine periodo. Si stanno mettendo a punto anche forme più efficaci di incentivazione alla conversione dei contratti a tempo determinato in indeterminato.

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