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Economia e occupazione alla svolta

del 16/05/2013
di: di Manola Di Renzo
Economia e occupazione alla svolta
Le donne potrebbero migliorare l'economia del nostro paese e i giovani dovrebbero cercare impiego nell'artigianato e nella tecnologia.

Dall'ultimo rapporto del Centro studi Cnai sull'andamento dell'occupazione e dell'economia del nostro sistema paese, sono emersi aspetti singolari, da non trascurare.

È ormai da oltre un biennio che l'Italia sta attraversando una profonda crisi, economica–politica–sociale, facendo registrare un calo sensibile del tasso di occupazione, un aumento della chiusura delle partite Iva, un netto calo dei consumi determinato dalla riduzione del potere di acquisto delle famiglie.

La disoccupazione continua a far parlare, aggredendo soprattutto i giovani e le donne. Va ad alimentarsi un clima di appiattimento, per cui oltre il 40% dei soggetti inoccupati da più tempo e gli stessi giovani, si sentono demotivati, sono convinti che per loro non c'è lavoro e così pensando non lo cercano. Quindi nella nostra società continua a moltiplicarsi il numero di persone senza reddito e che non fa niente, psicologicamente affrante, che non vede futuro. Di conseguenza non lavorando, non consumano, non risparmiano e ancora peggio non creano rapporti stabili, tantomeno parlano di mettere su famiglia, piuttosto continuano a vivere dai genitori fino a tarda età.

Nel 2012 questo fenomeno è aumentato portando un pesante clima di diffidenza, che da una bassa propensione all'acquisto ha visto passare le abitudini delle famiglie al risparmio prudenziale. Infatti il calo dei consumi si è accentuato anche per le paura che si è generata tra la popolazione. Si risparmia quel che si può e si spende sempre meno.

In più, va ad aggiungersi la quota di indebitamento che ogni nucleo famigliare si trascina, dovuto spesso a uno stile di vita al di sopra delle proprie possibilità. Le scelte delle famiglie sono il risultato degli anni del «compri prima e paghi dopo», con un benessere diffuso che ha visto l'espansione delle politiche americane del consumismo sfrenato, delle banche concedere prestiti facili e per qualsiasi investimento, dove tutti potevano permettersi tutto, bastava acquistare a rate. Oggi non c'è famiglia che non ha il suo cumulo di rate da pagare, con l'aggravio che i soldi sono diminuiti notevolmente, i posti di lavoro ridotti drasticamente e le banche non finanziano più, inoltre il caro vita è aumentato, alimentando un circolo vizioso dagli effetti incalcolabili.

Secondo le analisi del Centro studi Cnai, osservando la distribuzione dell'attuale occupazione, notiamo come la maggior parte dei lavoratori con contratto stabile, ovvero a tempo indeterminato, è concentrato nei settori del terziario, in modo particolare vi è una massiccia concentrazione di occupazione femminile. Quest'ultima è più presente al Centronord, ancora poco nelle aree del Mezzogiorno.

La componente femminile della popolazione si sta evolvendo sempre più, tanto che la maggior parte arriva alla laurea con risulti migliori rispetto alla parte maschile, e comincia ad imporsi anche negli stessi settori economici.

Le donne continuano a guadagnare di meno e occupano posti a orario ridotto, ma cominciano a diventare la risorsa più importante sulla quale investire. Infatti se lavorano riescono anche a fare i figli, e in un paese come l'Italia dove il tasso demografico è tra i più bassi d'Europa, sembra la soluzione al problema. Di contro continuano a mancare le politiche di welfare per consentire la conciliazione tra i tempi di vita e di lavoro, quindi continuano a svolgere lavori a part-time per bilanciare l'impegno della famiglia, precludendo la possibilità di una carriera. La popolazione femminile sta dimostrando di saper affrontare la crisi con notevoli capacità, capacità «domestiche» sembrerebbe il termine adatto, contribuendo al bilancio familiare e alla produttività aziendale.

Un altro aspetto emerso dal rapporto del Centro studi Cnai riguarda la trasformazione dei settori virtuosi, infatti, alcuni vanno a picco ma altri emergono. Da un lato si manifesta sempre più interesse per i lavori artigiani, dove continua la richiesta di operai qualificati.

Mancano pizzaioli, fabbri, fornai, sarti, cuochi e tanti altri mestieri. Purtroppo l'offerta è scarsa; mancano le figure specializzate e i giovani non vogliono svolgere questi lavori, con l'aggravante che si tratta di impieghi spesso faticosi e con retribuzioni medio basse. Da un altro lato assistiamo alla nascita delle nuove tecnologie, dove le pmi innovative e i campi della scienza sono il nostro futuro prossimo. Le poche manovre politiche di questi ultimi periodi sono intervenute a favore di quest'ultime tipologia di imprese, promuovendone la diffusione e l'informazione, mentre nessun intervento è avvenuto nei riguardi delle aziende artigiane e dei mestieri in via di estinzione.

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