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Fotovoltaico, 80.000 ditte e 200 mila addetti esodati

del 16/05/2013
di: La Redazione
Fotovoltaico, 80.000 ditte e 200 mila addetti esodati
Dal 1° agosto ben 80.000 imprese di installazione impianti, con circa 200.000 addetti, nel settore delle energie rinnovabili (fotovoltaico, a biomasse, solare termico, pompe di calore e geotermia) non potranno più lavorare. E questo perché il decreto legislativo n. 28 del 2011, che recepisce una direttiva europea e ha lo scopo di incentivare l'uso delle energie rinnovabili, tra i requisiti per poter installare impianti «non prevede l'abilitazione oggi riconosciuta dalla legge 37/2008 per i responsabili tecnici delle imprese impiantistiche». Quindi, gli operatori in possesso del titolo di studio della scuola dell'obbligo e dell'esperienza maturata in anni di lavoro non hanno il riconoscimento della qualificazione professionale acquisita e imposta dalla legge del 2008 per operare sugli impianti. Né hanno la possibilità di svolgere corsi di aggiornamento.

«Per la nuova normativa è come se non esistessero. Con il risultato che, dal prossimo 1° agosto, decine di migliaia di installatori di impianti nel settore delle fonti rinnovabili saranno tagliati fuori dal mercato»: la denuncia è degli Impiantisti di Confartigianato, Cna e Casartigiani. Che si stanno battendo da tempo contro le disposizioni del decreto legislativo. «Ma finora le richieste di chiarimento e di modifica economico sono rimaste senza risposta», avverte una nota.

Le tre Confederazioni hanno organizzato una mobilitazione della categoria e sollecitano l'intervento del governo e del parlamento per modificare quella che definiscono «una disposizione assurda che finisce per creare una nuova categoria di esodati».

«Chiediamo», sottolinea Giovanni Barzaghi, presidente di Confartigianato Impianti, «di cambiare il decreto legislativo 28/2011 che nega agli impiantisti il diritto di lavorare. Soprattutto in questo momento di crisi una norma come questa si abbatte come una mannaia sulle imprese e sui lavoratori. Tutto il contrario di quanto servirebbe sia per favorire l'occupazione sia per contribuire a sviluppare il settore delle energie rinnovabili».

Mentre Carmine Battipaglia, presidente nazionale di Cna Installazione Impianti, per dare soluzione al problema, chiede che «il governo e il parlamento garantiscano a tutti gli installatori abilitati la possibilità di continuare a svolgere la loro attività nel settore delle energie rinnovabili». «Riteniamo evidente», ha chiosato, il presidente degli impiantisti Cna, «la lesione del principio comunitario di tutela della concorrenza che una tale disciplina comporta in riferimento al problema dell'esclusione dei responsabili tecnici dalla possibilità di continuare a operare nel settore delle rinnovabili». Quindi l'affondo: «Una simile artificiosa, drastica riduzione del numero dei concorrenti nel mercato non potrà che determinare il sorgere o il consolidarsi di posizioni dominanti. È una situazione kafkiana dai dubbi profili costituzionali, che certamente lede il principio di libera concorrenza tra imprese e che faremo di tutto per modificare».

Infine, per Piero Valenzano, responsabile di Casartigiani Installazione Impianti «l'assurdità è che, qualora non venisse fatta chiarezza sull'applicazione della norma, si potrebbe configurare il caso di un responsabile tecnico di una impresa che installa da anni pannelli solari o fotovoltaici, pienamente qualificato in base ai criteri oggi definiti, al quale verrebbe impedito, per la sopravvenienza della norma, di continuare a svolgere il lavoro che svolgeva prima dell'entrata in vigore dei nuovi requisiti».

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