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Lavori pubblici: il piatto piange, mancano 12 mld

del 16/05/2013
di: Francesco Cerisano Andrea Mascolini
Lavori pubblici: il piatto piange, mancano 12 mld
Il decreto sblocca-debiti funziona, ma nel settore dei lavori pubblici (che poi è uno dei più esposti al fenomeno dei mancati pagamenti) il piatto piange. Le imprese edili infatti avanzano dalla p.a. 19 miliardi di fatture non pagate (circa due terzi dei quali da enti locali e regioni) mentre il dl che ieri è stato approvato con larga maggioranza dalla camera, ne sblocca per il momento solo 7,5 per il 2013. Di qui la necessità sempre più forte di avviare una fase due dell'operazione con la prossima legge di stabilità. L'allarme sull'incapienza delle risorse è stato lanciato ieri dall'Ance, l'associazione dei costruttori edili, nel corso di un convegno sul dl 35. La macchina organizzativa prevista dal decreto sta intanto avviandosi ad andare a regime. Dopo la ripartizione delle somme destinate a comuni e province, che nel complesso hanno incassato rispettivamente 3,5 miliardi e 1 miliardo di euro da destinare all'abbattimento dello stock di debito, ieri è stata la volta delle regioni a cui il Mef ha ripartito con decreto 5,6 miliardi di euro di cui 2,3 già quest'anno e 3,3 nel 2014 (si veda altro pezzo in pagina). Segno che il sistema funziona, anche se si registra ancora qualche intoppo. Ad oggi risultano registrati sulla piattaforma telematica del Mef solo il 62% dei comuni, l'83% delle province, l'82% delle regioni. E questo preoccupa i costruttori secondo cui «senza un'accelerazione, la procedura di registrazione degli enti non si concluderà prima di giugno». L'Associazione chiede inoltre «modifiche alle regole del Patto di stabilità interno» e un'azione a livello europeo per «sfruttare ogni flessibilità di bilancio concessa» al fine di «escludere dal Patto gli investimenti per la messa in sicurezza delle scuole e del territorio».

Pronta la replica del ministro per gli affari regionali, Graziano Delrio, che alla platea dei costruttori ha ricordato come solo 900 piccoli comuni non sono ancora iscritti alla piattaforma del Mef. «Pagheremo tutto e in tempi non lunghissimi», ha assicurato Delrio, ricordando che gli accordi fatti in Conferenza Unificata, con regioni ed enti locali «vanno nella direzione di allentare il patto di stabilità interno e devono portarci a un maggiore ottimismo».

Il presidente dell'Ance, Paolo Buzzetti, ha rimarcato l'attenzione sulle ricadute occupazionali che la crisi e i mancati pagamenti della p.a. hanno avuto sul settore delle costruzioni. Negli ultimi anni sono andati in fumo 360 mila posti di lavoro «una cifra equivalente a 72 Ilva, 450 Alcoa o 277 Termini Imerese», che tenendo conto dell'indotto sale «fino a 550 mila unità». Tuttavia, ha proseguito, ci sono «30 miliardi di euro di risorse disponibili bloccate dalla burocrazia» che se fossero spese «genererebbero oltre 510 mila nuovi posti di lavoro e avrebbero una ricaduta complessiva sul sistema economico per circa 100 miliardi di euro». Il riferimento è ai 30 miliardi stanziati dal Cipe negli ultimi 4 anni per opere pubbliche e che comprendono 2 mld per la messa in sicurezza delle scuole, 2 mld per la manutenzione del territorio, 16 mld per le infrastrutture di trasporto, 2 mld per la depurazione delle acque, 1 mld per interventi sulle università, 7 mld per altri interventi come l'edilizia sanitaria o la riqualificazione urbana.

Sul problema, sollevato da Buzzetti, della mancata previsione di risorse per il pagamento dei debiti nel 2014 Delrio ha specificato che «nel 2014 il governo deve prevedere risorse per chiudere la partita del pregresso perché l'obiettivo finale è quello di non dovere più pagare debiti arretrati».

Sul tema dell'Imu, che per l'Ance deve essere superata perché, ha detto Buzzetti, «si è intaccato il sogno sociale della casa», Delrio ha assicurato che il governo ha come priorità quella di una revisione dell'imposta nel senso di intervenire sulle fasce più deboli, ma «il problema è che l'Imu ha stravolto l'impostazione della legge sul federalismo fiscale; una tassazione immobiliare deve esserci, come c'è in tutti i paesi europei, e deve essere accoppiata alla revisione degli estimi catastali che ormai è imprescindibile». In ogni caso, ha promesso il ministro, la revisione dell'Imu tutelerà le fasce deboli e non taglierà risorse agli enti locali.

Il presidente reggente dell'Anci, Alessandro Cattaneo, ha però messo in guardia su eventuali ricadute per gli enti locali: «faremo le barricate se la revisione dell'Imu si scaricherà sui comuni determinando tagli ai servizi; occorre affrontare complessivamente il tema della fiscalità sulla casa».

Sul tema della crescita Delrio ha condiviso le richieste Ance di consentire interventi immediati sul dissesto idrogeologico, sulle scuole e sulle città: «bisogna superare le assurdità del patto di stabilità perché è evidente che alcune spese in conto capitale producono risparmi, come è il caso della prevenzione sul territorio».

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