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Compravendite immobiliari Crollo del 25,7% nel 2012

del 15/05/2013
di: Simona D'Alessio
Compravendite immobiliari Crollo del 25,7% nel 2012
Compravendite immobiliari in picchiata: nel 2012 sono crollate del 25,7% rispetto all'anno precedente, arrivando a 448.364, la peggior performance dal 1985, quando erano state circa 430 mila. Scivolano i prezzi delle case (-2,7% nei 12 mesi passati), e le stime sull'andamento del mercato del primo trimestre non lasciano intravedere una risalita, poiché si ipotizza un calo dell'1,1% al confronto con i tre mesi antecedenti. Nel contempo, è in discesa anche il passaggio di proprietà attraverso la stipula di un mutuo: la flessione è pari al 38,6%, con un'accentuazione del segno negativo del 2011 (-4,5%). È la fotografia scattata dal Rapporto immobiliare 2013 dell'Agenzia delle entrate e dell'Abi, l'Associazione bancaria italiana, da cui emerge la pesante diminuzione del valore di scambio complessivo, giunto a 75,4 miliardi di euro, quasi 27 in meno nel corso di un anno; una perdita delle compravendite del 22,4% si rileva nelle otto principali città, ossia Roma, Milano, Napoli, Torino, Palermo, Genova, Bologna e Firenze. L'incidenza di mutui per persone fisiche è più elevata nelle regioni settentrionali (in Lombardia e in Friuli-Venezia Giulia, dove gli acquisti con ipoteca rappresentano il 46% del totale); al Sud, la Calabria è fanalino di coda, presentando valori assai ridotti (17,6%). Secondo il direttore generale dell'Abi, Giovanni Sabatini, sebbene la crisi non allenti la presa, «il credito delle banche è andato incontro alle esigenze delle famiglie, senza fare sconti ai criteri di stabilità finanziaria» degli istituti.

A «reggere», invece, è l'«affordability index», l'indice di accessibilità che misura la capacità di accesso delle famiglie all'acquisto di una casa: mediamente, un nucleo della Penisola è in grado di sostenere i costi, grazie all'ausilio del prestito bancario, visto che la quota di quelli che dispongono di un reddito sufficiente a coprire almeno il 30% della spesa annuo del mutuo è, infatti, di poco superiore al 50%, come avvenuto in un altro periodo di crisi, il primo semestre 2010; l'andamento del 2012 è «la risultante di una sostanziale stabilità creditizia», a cui si contrappone, per la prima volta, un deciso miglioramento del prezzo relativo delle residenze rispetto ai guadagni.

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