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Stop: la lotta Ue al segreto bancario

del 15/05/2013
di: di Tancredi Cerne
Stop: la lotta Ue al segreto bancario
L'Europa unita dice stop al segreto bancario. Almeno all'interno dei propri confini. Dopo anni di trattative, i 27 ministri delle Finanze Ue riuniti a Bruxelles in occasione dell'Ecofin hanno raggiunto un accordo per dare mandato alla Commissione europea di negoziazione una nuova intesa sulla fiscalità del risparmio con Svizzera, San Marino, Andorra, Monaco e Liechtenstein. E questo, grazie al favore di Austria e Lussemburgo che dopo due anni di veto si sono convinti a deporre le armi allineandosi alla posizione degli altri paesi Ue. E così, sulla base di una bozza di direttiva che emenda la 48 del 2003 per lo scambio automatico delle informazioni sugli interessi versati a persone fisiche non residenti, la Commissione è stata chiamata formalmente a proporre una serie di emendamenti per migliorarne l'efficacia e colmarne alcune lacune. Prima fra tutte, l'allargamento del campo di applicazione della direttiva, per includere nella tassazione non solo gli interessi sui depositi, ma anche quelli su altri asset finanziari. «Da diversi anni l'Unione europea colloca il principio dello scambio automatico delle informazioni al centro della sua strategia. È importante dunque estendere questa misura a tutte le forme di redditi», ha spiegato il presidente della Commissione Ue, José Manuel Barroso, secondo cui gli emendamenti alla direttiva riflettono i cambiamenti avvenuti negli anni per quanto riguarda la tipologia di prodotti di risparmio a disposizione degli investitori, e l'atteggiamento delle banche nei confronti del segreto bancario. «I colloqui con Svizzera, San Marino, Andorra, Monaco e Liechtenstein consentiranno di ampliare il raggio d'azione della direttiva originaria consentendo la tassazione degli interessi e di altri redditi maturati da cittadini residenti nei paesi membri che hanno depositi e altri asset finanziari (come assicurazioni e fondi d'investimento) nei paesi terzi, sulla base di un regime di scambio automatico di informazioni dalle banche alle autorità dei paesi di provenienza» si legge in una nota diffusa ieri dall'Ecofin. La precedente direttiva, datata 2003, riguardava, infatti, unicamente l'imposizione sui redditi da risparmio sotto forma di pagamenti di interessi su crediti, escludendo espressamente le questioni relative alla tassazione delle prestazioni pensionistiche e assicurative. Le novità non finiscono qui. Secondo quanto stabilito dai ministri dei 27, gli emendamenti alla direttiva decisi ieri a Bruxelles dovranno consentire una più agevole identificazione dell'identità dei reali beneficiari di alcune attività finanziarie presenti nelle banche dei cinque paesi nel mirino dell'Ue. Nonostante lo storico risultato raggiunto in seno all'Ecofin, il commissario Ue alla Fiscalità, Algirdas Semeta, non si è detto pienamente soddisfatto. «Non posso onestamente dire che sono state soddisfatte tutte le aspettative, ma abbiamo riportato qualche successo», ha ammesso Semeta secondo cui «non si devono far dipendere i progressi nell'Ue dai progressi con i Paesi terzi». Il riferimento è all'atteggiamento di Austria e Lussemburgo che, pur dando il via libera al mandato negoziale della Commissione, hanno bloccato per anni l'adozione della direttiva per rafforzare le regole europee sulla tassazione dei redditi da risparmio, vincolandola al negoziato con i cinque paesi.

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