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Curatori fallimentari, i ritardi costano cari

del 14/05/2013
di: Debora Alberici
Curatori fallimentari, i ritardi costano cari
Risponde di omissione d'atti d'ufficio il curatore fallimentare che non compie prontamente le sue attività istituzionali, in barba alle indicazioni del giudice delegato. Lo ha stabilito la Corte di cassazione che, con la sentenza 10051 del 1 marzo 2013, ha reso definitiva la condanna inflitta a un curatore fallimentare che aveva tardato immotivatamente nella chiusura della procedura.

Richiesta e ordine. In particolare il collegio di legittimità ha chiarito che la condotta tipizzata nella fattispecie normativa di cui all'articolo 328, comma primo, Codice penale, costituisce un reato di pericolo che si perfeziona con la semplice omissione del provvedimento di cui si sollecita la tempestiva adozione, in quanto incidente su beni di valore primario tutelati dall'ordinamento: nella specie si tratta di attività da compiere per ragioni di giustizia e senza ritardo, indipendentemente dallo specifico atto e dal nocumento che possa derivarne. Ancora: ad avviso della Corte, il rifiuto di cui all'articolo 328 Cp si verifica non soltanto a fronte di una richiesta o di un ordine, ma anche nell'ipotesi in cui sussista comunque un'urgenza sostanziale, impositiva del compimento dell'atto, in modo tale che l'inerzia del pubblico ufficiale assuma la valenza di rifiuto dell'atto medesimo. A questi principi, spiegano i giudici di Piazza Cavour, si è correttamente uniformata la Corte d'appello nell'infliggere la condanna al professionista. Fra l'altro a queste stesse conclusioni era già pervenuto il Tribunale.

Professionista inadempiente. In base alla legge fallimentare, nella formulazione vigente all'epoca dei fatti, il curatore ha l'obbligo di presentare al giudice delegato un'esposizione sommaria della sua amministrazione entro ben precisi limiti temporali: un adempimento necessario cui invece è venuto meno il professionista imputato, che non si decideva a chiudere la procedura concorsuale attraverso la liquidazione e la ripartizione dell'attivo acquisito al fallimento. Va detto peraltro che il curatore è stato più volte sollecitato dall'autorità giudiziaria al compimento degli atti del proprio ufficio, ma ha omesso di presentare le richieste relazioni e di espletare talune fasi della procedura.

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