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Un occhio di riguardo per i piccoli comuni

del 14/05/2013
di: La Redazione
Un occhio di riguardo per i piccoli comuni
Oltre 2 miliardi di euro in più per pagare i debiti degli enti locali nei confronti delle imprese, con un occhio di riguardo ai piccoli comuni. Lo prevede l'accordo sancito lo scorso 9 maggio in Conferenza Stato-regioni, successivamente recepito in un emendamento al disegno di legge di conversione del decreto sblocca crediti. Con lo stesso accordo, è stato anche ripartito il fondo stanziato per consentire ai governatori di far fronte ai pagamenti dei propri debiti non sanitari. La quota maggiore è quella assegnata al Lazio, seguita a distanza da Campania e Piemonte.

Si tratta di 7,2 miliardi (2,7 nel 2013 e 4,5 nel 2014) sugli 8 (rispettivamente, 3 e 5) stanziati dall'art. 2 del dl 35. La suddivisione è stata operata secondo una formula che ha applicato un correttivo di tipo proporzionale alla proposta iniziale presentata dal Mef. A fare la parte del leone, come detto, il Lazio, che nel biennio otterrà un'anticipazione di 3,04 miliardi. È andata bene anche a Campania (1,68 miliardi) e al Piemonte (1,47). Più contenute, ma comunque ingenti, le cifre assegnate alle altre 6 regioni che hanno presentato richiesta entro il 30 aprile.

La torta (e le relative fette), però, sono destinate a ridursi se si concretizzerà la seconda parte dell'accordo, che coinvolge anche gli enti locali. Essa prevede che venga incrementata da 800 milioni (sul solo 2013) a oltre 2,5 miliardi (in parte spalmati anche sul 2014) la dote assegnata dalla l 228/2012 al c.d. Patto regionale verticale incentivato, per consentire alle regioni di sbloccare un'ulteriore quota di residui passivi di parte capitale di comuni e province. In pratica, i governatori, rinunciando ad una parte dell'anticipazione (su cui si pagano gli interessi), otterrebbero circa 1,7 miliardi in più sul Patto incentivato, che verrebbero destinati a sterilizzare una parte dei tagli previsti dalla spending review. Si avrebbe così una riduzione del predetto fondo, che da 7,2 scenderebbe a 6,2 miliardi, con conseguente riproporzionamento delle quote assegnate alle singole regioni. Per gli enti locali, come anticipato, l'operazione vale circa 2,1 miliardi di ulteriori margini di Patto, in virtù del peculiare meccanismo di «moltiplicatore» che assegna alle regioni un contributo cash pari all'83,33% degli spazi finanziari ceduti agli enti locali per disporre pagamenti oltre i limiti imposti dai vincoli di finanza pubblica. Mentre adesso il plafond è previsto solo per quest'anno e ammonta a 720 milioni per i comuni e a 240 per le province (per un totale di 960 milioni), con la modifica esso sale, rispettivamente, a 1144 e 381 milioni per ciascuno degli anni 2013 e 2014 (per un totale sul biennio di 3,05 miliardi). Il 50% della quota riservata ai comuni, inoltre, viene vincolata ai mini enti con popolazione fra 1.000 e 5 mila abitanti. In tal modo, vengono in parte accolte le ripetute richieste dell'Anci di allentare la morsa sui municipi di più modeste dimensioni, che solo da quest'anno sono soggetti al Patto.

Matteo Barbero

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