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Natura obbligatoria della clausola sul Fondo Est

del 05/03/2010
di: Rosario D'Aponte
Natura obbligatoria della clausola sul Fondo Est
Aziende, Consulenti e società di software sono destinatari, in questi giorni, della circolare n. 1/10 emessa dal Fondo Est con la quale, comunicando la riformulazione operata delle parti sociali degli artt. 95 e 60 del Ccnl Terziario e distribuzione servizi, si richiama l'obbligatorietà al finanziamento del Fondo di Assistenza sanitaria integrativa con l'invito all'iscrizione dei lavoratori dipendenti e al versamento delle quote e dei contributi previsti dai citati articoli

Giova sottolineare, tuttavia, che tale richiesta è vincolante, sul piano prettamente giuridico, solo per le aziende che applicano il Ccnl Terziario in ragione della loro adesione alle Associazioni firmatarie del Ccnl stesso e non invece per la generalità della aziende del settore commerciale che applicano la sola parte economica e normativa del citato Ccnl pur non aderendo ad alcuna delle sigle associative firmatarie del Ccnl.

Sulla pretesa obbligatorietà «generalizzata» dell'art 95 Ccnl Terziario, il Ministero del Lavoro ha avuto già modo di esprimersi con nota 7573 del 21/12/2006 in risposta ad una istanza di interpello ex art. 9 dlgs 124/2004 avanzata dal Consiglio Provinciale dell'Ordine di Treviso proprio su una precedente medesima richiesta da parte del Fondo Est.

Il Ministero nella nota ha negato l'applicabilità generalizzata dell'art.95 attribuendogli, invece, la natura di clausola obbligatoria contrattuale e come tale vincolante per le sole parti firmatarie. Infatti, facendo riferimento alla copiosa e maggioritaria giurisprudenza in merito, il Ministero ha affermato che il mancato inserimento dell'art.95 nella parte economica e normativa del Ccnl deriva dall'assenza della natura retributiva nella contribuzione prevista per il finanziamento del Fondo e delle prestazioni erogate.

Il Fondo Est cercò di difendere le proprie posizioni sostenendo la mancanza di valore giuridico degli atti del Ministero. Ma occorre, tuttavia, ricordare che quando un'azienda adegua il proprio comportamento alle indicazioni fornite nella risposta ad un interpello in materia di lavoro, non soggiace all'applicazione delle relative sanzioni penali, amministrative e civili. Di conseguenza, nel caso di non adesione al Fondo Est non si potrà ravvisare una responsabilità diretta aziendale tesa al risarcimento del lavoratore per danno causato dalla mancata copertura assicurativa.

Il Fondo ha anche cercato di perseguire la strada già intrapresa da una certa dottrina e giurisprudenza minoritaria secondo cui la natura di alcune clausole contrattuali sarebbe, per così dire, ambivalente: di natura obbligatoria nei confronti del sindacato e di natura normativa per quanto attiene alla gestione del rapporto di lavoro.

Ma anche tale interpretazione non ha, evidentemente sortito gli effetti sperati in termini di adesione al Fondo Est. Pertanto, le parti sociali hanno cercato, come sottolineato nella richiamata circolare 1/10, di soddisfare i presupposti giuridici richiamati nella nota 7573/2006 del Ministero del Lavoro, con un dichiarazione a verbale dell'art. 95 in cui «esse si danno reciprocamente atto che nella determinazione della pare economica/normativa del presente Ccnl si è tenuto conto dell'incidenza delle quote e dei contributi previsti all'art. 95 per il funzionamento del Fondo Est. Il trattamento economico complessivo, risulta, pertanto comprensivo di quote e contributi che sono da considerarsi parte integrante del trattamento economico…».

Ma anche l'utilizzo di questa tecnica contrattuale di interpretazione del contratto collettivo per avvalorare al tesi dell'obbligatorietà delle clausole di adesione al Fondo Est non appare convincente. Infatti, le parti sociali sembrano dimenticare che la giurisprudenza maggioritaria nel garantire il precetto di cui all'art. 36 Cost. «diritto ad una retribuzione proporzionata alla quantità e qualità del suo lavoro e in ogni caso sufficiente ad assicurare a sé e alla sua famiglia una esistenza libera e dignitosa», ha sempre utilizzato i soli minimi tariffari dei contratti collettivi.

E anche quando in alcune recenti pronunce di legittimità, essendo evidentemente mutato il quadro sociale di riferimento, si è concesso al giudice di considerare nel «trattamento economico minimo» anche le altre attribuzioni patrimoniali e non patrimoniali aventi natura retributiva, non può negarsi che tale qualificazione «retributiva» è rimessa al giudice e non alle parti sociali. Il quale giudice, quindi, potrebbe considerare di natura non retributiva l'eventuale copertura assicurativa del lavoratore o anche ritenere soddisfacente la presenza di polizze assicurative diverse da quella offerta da Fondo Est.

Pertanto, nonostante la nuova formulazione dell'art. 95 Ccnl Terziario resta immutata la situazione giuridica preesistente, per cui sono obbligate all'iscrizione dei propri lavoratori al Fondo Est e al versamento dei relativi contributi le sole aziende che risultano aderenti alle associazioni di categoria firmatarie del Ccnl Terziario, mentre la stessa previsione contrattuale resta facoltativa e non obbligatoria a carico delle aziende che, non aderendo ad alcuna delle suddette associazioni, applicano le sole clausole economico-normative del Ccnl. quale mero parametro e per altri fini.

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