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Chianti, quel fiasco della Gran Selezione

del 10/05/2013
di: Cesare Pillon
Chianti, quel fiasco della Gran Selezione
Le due categorie di Chianti Classico finora conosciute dai consumatori, quello d'annata e la Riserva, hanno adesso un fratello apparentemente più nobile ma che nei fatti si sta rivelando un fiasco: si chiama Gran Selezione e debutterà con il millesimo 2010. Millesimo che in questa versione non è stato ancora messo in commercio perché il periodo minimo di invecchiamento previsto dal disciplinare è di 30 mesi (sei in più della Riserva), di cui almeno tre di affinamento in bottiglia. «Abbiamo ritenuto», spiega Sergio Zingarelli, presidente del Consorzio per la prima volta non eletto tra i viticoltori puri, «che la nostra denominazione, suddivisa in due sole tipologie, Chianti Classico e Riserva, non fosse totalmente capace di rappresentare in modo esaustivo il nostro territorio. Molte aziende, per esempio, già da anni presentano sul mercato selezioni di Chianti Classico e di Riserva provenienti da singoli vigneti. La nuova categoria ha lo scopo quindi di dare voce e regolamentare sotto il nome di Gran Selezione vini che in molti casi esistono già sul mercato ma non vengono sufficientemente valorizzati». La volontà di valorizzare questi vini d'alto profilo (che si valuta rappresentino circa il 7% dei 35 milioni di bottiglie prodotte) dovrebbe essere testimoniato dal fatto che possono fregiarsi del titolo di Gran Selezione, ritenuto da molti assurdo, soltanto i Chianti Classico integralmente prodotti con uve di proprietà, senza avvalersi, neanche in minima parte, di uve o vini prodotti da altre aziende. Ma è sufficiente, questa norma, per identificare gli equivalenti chiantigiani dei premier cru bordolesi? E la denominazione escogitata è dotata del carisma indispensabile per affascinare i consumatori che ben poco sanno di cosa c'è nei disciplinari e giudicano in primo luogo dal nome? Dalle prime reazioni apparse sul web, nei blog degli appassionati di vino, si direbbe proprio di no. Il commento più benevolo al nuovo nome è «Lo famo strano», il più feroce è che non lo «userebbe neanche il più scalcinato prosciuttificio industriale da supermercato». Sono voci ironiche che hanno però il limite di essere espresse da consumatori italiani, e in Italia il Chianti Classico vende soltanto il 22% della propria produzione. Ma il fatto è che il nuovo appellativo non convince neanche gli addetti ai lavori esteri. Se ne è fatto portavoce un mercante di vino londinese, David Berry Green, secondo il quale l'iniziativa del Consorzio del Chianti Classico ha il torto grave, oltre alla scelta di un nome incomprensibile per i più', di non prevedere un'accurata e rigorosa delimitazione dei vigneti che darebbe concretezza al nuovo appellativo. Così com'è, perciò, Gran Selezione viene percepita come una scelta commerciale operata in cantina, non come una ricerca qualitativa sviluppata sul territorio. La creazione di un Chianti Classico extra è stata resa necessaria da errori del passato. Nel 1996, quando il Chianti Classico si separò dal Chianti, di cui era stato fino allora una sottozona eletta, barattò l'indipendenza rinunciando alla possibilità, di cui aveva goduto fino allora, di declassare come Chianti tutte le partite di Chianti Classico giudicate di mediocre qualità. Non solo, rinunciò anche a utilizzare l'appellativo di Superiore che il Consorzio del Chianti stava per ottenere e di cui oggi si fregia sfruttando l'immediatezza del nome anche per chi non e' italiano. La necessità oggi diventata urgente di separare la produzione di più alto livello dai vini di minor qualità si è scontrata con la mancanza di una denominazione adatta ad accogliere questi ultimi ed ha quindi costretto a tentare l'operazione inversa, cioè di far salire i vini migliori in una categoria di maggior prestigio, con l'handicap, però, di non poter utilizzare l'appellativo Superiore, tanto semplice quanto efficace e di immediata comprensione soprattutto nei mercati esteri. Ma sono numerosi anche in Italia casi in cui camerieri o sommelier che fino a ieri proponevano ai clienti il più quotato Chianti Classico oggi propongono invece con entusiasmo il Superiore, convinti anche loro che Superiore sia meglio perfino di Classico, figuriamoci di Grande selezione. Così condizionato, il Consorzio ha scelto insomma un appellativo non proprio entusiasmante. Che cosa può fare, adesso? Dal web arriva beffardo un consiglio: «Può dire che era uno scherzo, che si azzera tutto e si ricomincia da capo. La Ferrero si merita il Gran Soleil, il Chianti Classico non si merita la Gran Selezione». Mentre un grande produttore, lontano per anni dal Consorzio, fa una proposta pragmatica: prima che il fiasco sia evidente a tutti che sia chiamato Chianti Classico Superiore.

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