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Lavoro, giudici con le mani legate

del 05/03/2010
di: di Daniele Cirioli
Lavoro, giudici con le mani legate
Giudici con le mani legate nelle controversie di lavoro. Se il contratto di lavoro è stato certificato, il controllo giudiziale sulla qualificazione del rapporto (per esempio se subordinato o co.co.co.; se a tempo pieno o parziale ecc.) non potrà discostarsi dalle intenzioni espresse dalle parti (lavoratore e datore di lavoro) all'atto dell'assunzione. Anche in caso di impugnazione del licenziamento, inoltre, il giudice dovrà tenere conto delle tipizzazioni di giusta causa e di giustificato motivo previste nei Ccnl o nel contratto di assunzione se certificato. Per quanto riguarda le conseguenze dell'eventuale illegittimità del licenziamento, infine, il giudice dovrà valutare i parametri fissati dai ccnl e, in ogni caso, le dimensioni e le condizioni dell'attività aziendale, la situazione del mercato del lavoro locale nonché il comportamento delle parti tenuto anche prima del licenziamento. È quanto stabilisce il collegato lavoro, approvato in via definitiva dal senato mercoledì sera (si veda ItaliaOggi di ieri).

Mini riforma del lavoro

Diverse le novità (le principali riassunte in tabella) di un provvedimento che, collegato alla manovra finanziaria per gli anni 2009/2013, si è andato arricchendo di nuove norme (soprattutto per il settore del lavoro pubblico) nei due anni di gestazione. In primo luogo, le diverse deleghe al governo che vanno dagli ammortizzatori sociali ai lavori usuranti, passando per l'apprendistato e l'occupazione femminile. Le altre misure sono rivolte a contrastare il lavoro sommerso; riformano la conciliazione e l'arbitrato nelle controversie di lavoro; estendono il campo di applicazione delle agenzie di lavoro (anche i gestori di siti internet potranno fare «collocamento»); modificano le norme sul contratto a termine, apprendistato e somministrazione di lavoro, e infine recano disposizioni per il personale delle università, della sanità, della difesa e delle forze dell'ordine.

Controversie e contenzioso

Le norme più incisive sono quelle relative alle controversie sul lavoro, e al relativo contenzioso, dall'instaurazione fino all'estinzione (licenziamento) di qualunque tipologia di contratto di lavoro (subordinato o parasubordinato). Al fine di circoscrivere tutte le possibili conseguenze derivanti da un'impugnazione del contratto di lavoro, vengono stabiliti precisi ambiti di azione (cioè vincoli) all'operato del giudice. In questo modo, fin dal giorno dell'assunzione, imprese e lavoratori hanno chiaro il quadro delle possibili conseguenze che possono scaturire da un'eventuale rottura del rapporto fiduciario sul lavoro.

Prima novità riguarda la riforma della procedura civile in materia di conciliazione e arbitrato, con l'effetto di trasformare il tentativo di conciliazione, oggi obbligatorio, in una fase solo eventuale. Sul nascere del rapporto di lavoro, quindi sulla sua qualificazione all'atto dell'assunzione, le nuove norme dispongono che il giudice non può discostarsi dalle valutazioni delle parti espresse in sede di certificazione dei contratti di lavoro, salvo il caso di erronea qualificazione del contratto, di vizi del consenso o di difformità tra il programma negoziale certificato e la sua successiva attuazione. Su tutte le clausole generali relative a rapporti di lavoro (su instaurazione, esercizio dei poteri datoriali, trasferimento di azienda e recesso), il collegato prevede che il controllo del giudice sia limitato esclusivamente all'accertamento del presupposto di legittimità senza che possa estendersi a un sindacato di merito sulle valutazioni tecniche, organizzative e produttive che competono al datore di lavoro o al committente (per il lavoro a progetto). Infine, nel valutare le motivazioni poste a base del licenziamento, il collegato vincola il giudice a tenere conto, oltre che delle fondamentali regole del vivere civile e dell'oggettivo interesse dell'organizzazione, delle tipizzazioni di giusta causa e di giustificato motivo presenti nei ccnl e nei contratti di assunzione se certificati. Così pure nel fissare le conseguenze da riconnettersi al licenziamento: il giudice è vincolato a considerare gli elementi e i parametri eventualmente fissati dai ccnl, nonché le dimensioni e condizioni dell'attività esercitata dal datore di lavoro, la situazione del mercato del lavoro locale, l'anzianità e le condizioni del lavoratore, nonché il comportamento delle parti anche prima del licenziamento.

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