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Patron di calcio omofobo al test delle assunzioni

del 26/04/2013
di: La Redazione
Patron di calcio omofobo al test delle assunzioni
Il presidente della squadra di calcio rilascia dichiarazioni omofobe? Allora deve dimostrare che non segue una politica discriminatoria in materia di assunzioni. Lo ha affermato la Corte di giustizia Ue con la sentenza nella causa C-81/12 depositata ieri. Nel mirino il presidente della squadra di calcio rumena Steaua Bucarest, il quale in un'intervista sull'eventuale trasferimento di un calciatore professionista, avrebbe dichiarato, in sostanza, che mai avrebbe ingaggiato uno sportivo omosessuale. La Corte ha dato applicazione alla direttiva 2000/78/Ce del Consiglio, del 27 novembre 2000, che stabilisce un quadro generale per la parità di trattamento in materia di occupazione e di condizioni di lavoro. Stabilendo innanzitutto che la direttiva è applicabile in situazioni come quelle da cui è scaturita la controversia, che riguardano dichiarazioni relative alle condizioni di accesso all'occupazione, comprese le condizioni di assunzione. La Corte sottolinea che, sotto questo profilo, le specificità dell'assunzione dei calciatori professionisti sono irrilevanti, in quanto l'esercizio dell'attività sportiva come attività economica rientra appieno nel diritto dell'Unione. Per quanto attiene alla posizione dello Steaua, la Corte precisa che la mera circostanza che dichiarazioni non provengano direttamente da una determinata parte convenuta non impedisce che si possa accertare, a carico di tale parte, l'esistenza di «fatti sulla base dei quali si può argomentare che sussiste discriminazione» ai sensi della direttiva. «Pertanto», spiega una nota della Corte, «un datore di lavoro convenuto non può confutare l'esistenza di fatti che lasciano presumere che egli conduca una politica di assunzione discriminatoria limitandosi ad affermare che le dichiarazioni che suggeriscono l'esistenza di una politica di assunzioni omofoba provengono da una persona che, pur affermando di ricoprire un ruolo importante nella gestione di tale datore di lavoro, e pur sembrando rivestire tale ruolo, non è giuridicamente legittimata ad assumere decisioni che lo vincolino in materia di assunzioni».
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